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Verbali confermano: Bce e Fed temono quell’economia che non ha risposto del tutto ai loro comandi

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Non sono riuscite a risollevare l’economia – e soprattutto l’inflazione – nel modo in cui lo desideravano, e ora stanno facendo passi da gambero più o meno evidenti, come dimostrano i verbali pubblicati nelle ultime ore: sono la Bce e la Federal Reserve che, in un contesto di rallentamento dei fondamentali economici a livello globale, sono pronte a rivedere le loro posizioni, come anticipato già dal numero uno della Fed Jerome Powell venerdì scorso, 4 gennaio.

Dalle minute della Banca centrale europea appena pubblicate  emerge che, in occasione dell’ultima riunione del Consiglio direttivo dello scorso 13 dicembre, è stata ventilata anche la possibilità di rivedere il contributo TLTRO alla politica monetaria. D’altronde, la situazione è “fragile e fluida” e nella riunione del Consiglio direttivo della Bce di dicembre ci si è chiesti se i “rischi sull’attività economica dovessero essere rivisti al ribasso”.

TLTRO è un acronimo che sta per Targeted long term rifinancing operation e indica una misura lanciata in precedenza dalla Bce di Mario Draghi per sostenere la liquidità delle banche. Finanziamenti alle banche a tassi agevolati, tali operazioni fanno parte dell’arsenale di misure di stimoli straordinari che la banca centrale ha messo a punto negli ultimi anni.

Come riporta il sito della Bce, la prima serie di TLTRO è stata lanciata nel 2014; la seconda, ribattezzata TLTRO II, è stata lanciata nel marzo del 2o16.

Fornendo maggiore liquidità agli istituti, la banca ha consentito una maggiore erogazione di prestiti a favore di famiglie e imprese. L’ultima LTRO si è conclusa a fine marzo del 2017.

Ben 474 banche dell’Eurozona si sono fatte avanti, in quell’ultimo appuntamento, con gli istituti che non hanno perso tempo temendo un più o meno imminente rialzo dei tassi (LEGGI I RISULTATI DELL’ULTIMA ASTA TLTRO 2).

Dai dati successivi, è emerso come le banche italiane siano state tra le principali beneficiarie.

Sono trascorsi quasi due anni, e molto probabilmente la Bce non alzerà i tassi per tutto il corso del 2019: forse, a metà 2020. Secondo qualche analista esiste inoltre anche la possibilità che, non disponendo più dello strumento del Quantitative easing (il piano è terminato come previsto alla fine del 2018), la Bce decida di risfoderare l’arma del TLTRO, tra l’altro citata nei verbali diffusi oggi.

Dietro un ottimismo che appare sempre più forzato la Bce sembra infatti temere quell’economia che non ha risposto ai suoi ordini .Così come pure la Fed, come emerge dalle minute relative pubblicate nella giornata di ieri.

Nel commentare i verbali relativi all’ultima riunione dello scorso 13 dicembre della Bce, Carsten Brzeski, responsabile economista di ING Germany, ha scritto in una nota che, dal documento, è emerso che “la valutazione generale dell’economia, da parte della Bce, è rimasta moderatamente positiva, visto che l’indebolimento verificatosi nella seconda metà dell’anno è stato attribuito principalmente a fattori straordinari e alla perdita del momentum”.

In questo contesto, “solo il tempo ci dirà se la valutazione della Bce sull’economia dell’Eurozona sia stata eccessivamente ottimistica o esatta”.

A questo punto, prosegue Brzeski, “con il prossimo meeting della Bce in calendario tra due settimane, tutte le attenzioni saranno su come l’ultimo set di dati macro deludenti inciderà sulla valutazione della Bce sulla crescita dell’Eurozona”.

ING al momento “non prevede alcun cambiamento nella posizione assunta dalla Bce, né in termini di comunicazione né in termini di azione”.

Sicuramente, tuttavia, con la fine del QE, qualcosa è successo. La Bce ora guida non più con l’autopilota, ma con il cambio a mano.

“L’autopilota che ha fermato gli acquisti netti del QE iniziato a giugno dello scorso anno, è stato completamente rimpiazzato dalla vecchia buona dipendenza dai dati macro“.

L’economista conclude, nel commentare i verbali, che, “a nostro avviso, la Bce intende ancora porre fine alla seconda misura di stimolo anticonvenziale, rappresentata dai tassi negativi sui depositi  ( a -0,4%) “. La banca centrale tuttavia sta anche “chiaramente guardando alle opzioni di cui dispone per affrontare qualsiasi problema di scarsità di liquidità che si dovesse presentare, a causa della fine proprio delle operazioni di TLTRO”.