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I venti di guerra fanno andare al massimo il petrolio: nuovi record a Ny e Londra

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I venti di guerra soffiano forte sulle quotazioni del petrolio. Dopo le indicazioni al rialzo già emerse ieri il greggio sulle contrattazioni elettroniche del mercato americano ha raggiunto e superato questo pomeriggio la fatidica soglia dei 146 dollari al barile, firmando così un nuovo massimo. Nuovo record storico anche per il Brent, il greggio di riferimento per il mercato europeo, che a Londra ha superato i 147 dollari al barile, arrivando a 147,25 dollari.


Le preoccupazioni che Israele possa preparare un attacco all’Iran e gli scontri in Nigeria che fanno temere un taglio delle forniture sono qualcosa di più delle semplici scuse usate negli ultimi mesi dagli speculatori per far schizzare all’insù i prezzi del petrolio. Il nuovo rally dell’oro nero questa volta affonda le radici nei delicati equilibri geopolitici di una zona calda per eccellenza, il Medio Oriente : è partito dopo che il Jerusalem Post ha battuto la notizia dei piani di guerra di Israele contro l’Iraq, aggiugendo nella sua ricostruzione anche un pizzico di speculazione.

Il quotidiano ha dato infatti per appurato che il Paese avesse anche allo studio piani di attacco contro l’Iran. Le conferme non si sono lasciate attendere: il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha ammesso che Israele è pronta ad attaccare in modo preventivo. “Siamo il paese più forte della regione. Quella dell’Iran è una sfida a tutto il mondo”, ha tuonato da Gerusalemme.


La baldanza di Teheran che è stata ieri protagonista di una bravata in grande stile – diramando foto ritoccate di un lancio fittizio di quattro missili contro Israele – ha fatto tremare i polsi degli operatori di Borsa e degli esperti militari israeliano e militari, riportando in prima piano le tensioni che corrono nell’area Medio-orientale. E quelle stime del petrolio a 200 dollari al barile che sembrano solo meri giochi di calcolo degli analisti qualche mese fa adesso si fanno di mese in mese sempre più concrete.