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Venezuela: crescita al ritmo del petrolio

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L’economia venezuelana è cresciuta del 9,4% nell’ultimo trimestre grazie al boom dei prezzi del petrolio. Le elevate quotazioni del greggio hanno consentito al governo di Chavez di perseguire l’aumento della spesa pubblica, il decollo degli investimenti e la riduzione dell’inflazione e della disoccupazione. Tuttavia, gli analisti mettono in guardia dall’assenza di un modello alternativo per far fronte ad eventuali frenate del prezzo degli idrocarburi.

Gli ultimi dati indicano che il Pil venezuelano è cresciuto del 9,4% nei primi tre mesi dell’anno, completando dieci trimestri di rialzi consecutivi che hanno archiviato un tasso di crescita medio del 13%. Nel 2005, la produzione interna del paese sudamericano è cresciuta del 9,4%, e quest’anno potrebbe viaggiare intorno al 7% secondo le previsioni formulate dagli analisti della Cepal e del 5% secondo i dati preliminari diffusi dai responsabili dell’esecutivo in carica.

I numeri confermano il decollo dell’economia iniziato dopo lo sciopero generale che ha paralizzato il paese durante il primo trimestre del 2003 ( protesta che generò una caduta del 18% del Pil venezuelano tra il 2002 e il 2003). Il motore principale della crescita coincide con l’impennata delle quotazioni del petrolio. La quinta posizione occupata nella classifica mondiale dei paesi esportatori di greggio ha favorito l’incremento degli introiti derivanti dalla vendita di petrolio.

Le cifre ufficiali indicano che nel 2005 gli introiti del governo centrale sono cresciuti dell’80%, alimentati dall’incremento delle entrate fiscali e dall’aumento delle royalties petrolifere. Nei primi mesi del 2005 ha trovato applicazione la ‘Ley Organica de Hidrocarburos’, che ha aumentato le royalties dall’1% al 16,7% del greggio estratto, e l’imposta sui guadagni realizzati dalle corporate estere dal 35% al 50%.

Il commercio estero ha tratto enormi benefici dal trend rialzista del prezzo del petrolio. Nel corso del 2005, il valore delle esportazioni di beni è aumentato del 44%. Un buon risultato è stato riscontrato anche sul fronte dei flussi di investimenti esteri diretti in Venezuela. I dati del Fondo Monetario Internazionale segnalano che i flussi netti di investimenti esteri hanno raggiunto i 7.910 milioni di Usd ( un ammontare nettamente superiore ai 5.000 milioni mediamente incassati durante l’ultimo decennio).

Il governo di Hugo Chavez ha optato per un modello di sviluppo economico basato sugli investimenti statali e la spesa pubblica, fattori che hanno alimentato il consumo domestico e lo sviluppo del settore non petrolifero ( cresciuto del 10,9% nel primo trimestre). La spesa ordinaria del governo è cresciuta del 39% nel 2005. Nello stesso periodo, la domanda interna è aumentata del 16%. Quest’ultima variabile ha generato il decollo delle importazioni di beni e servizi ( lievitate del 30%).

Per ora, l’inflazione e la disoccupazione sono sotto controllo. I prezzi sono cresciuti del 14,4% nel 2005 (dopo un’impennata del 27,1% nel 2003). L’obiettivo del governo è ridurre l’inflazione ad una sola cifra nel 2006 ( anche se è più probabile che si mantenga all’interno del range 10-11%). In quanto alla disoccupazione, i piani governativi sono riusciti nell’intento di ridurre la disoccupazione al 10,1% della popolazione attiva ( 1,22 milioni di disoccupati). Nel 2003 la disoccupazione sfiorava il 18%.

Negli ultimi dodici mesi, l’andamento del petrolio è stato capace di mantenere il deficit fiscale all’1,5% del Pil ( in netto miglioramento rispetto al 4,4% toccato nel 2003).
Tuttavia, i progressi non hanno impedito agli analisti di lanciare allarmi sulla vulnerabilità del modello di crescita venezuelano. Gli esperti mettono in guardia dall’assenza di soluzioni alternative in caso di brusca caduta dei prezzi del petrolio. A cura di www.fondionline.it