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Veneto Banca, ex consigliere: “perso un anno”. Rabbia azionisti per caso JP Morgan

“Veneto Banca doveva essere venduta. Un errore andare in Borsa”. Parla dalle pagine del Gazzettino Carlotta De Franceschi, che un anno fa entrò nel consiglio di amministrazione di una delle …

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Veneto Banca doveva essere venduta. Un errore andare in Borsa“. Parla dalle pagine del Gazzettino Carlotta De Franceschi, che un anno fa entrò nel consiglio di amministrazione della banca veneta ora, insieme a Popolare di Vicenza, a rischio bail-in.

De Franceschi fece il suo ingresso nell’istituto insieme alla cordata dei soci, ricorda il Gazzettino, che mandò a casa il presidente Pier Luigi Bolla e declassò Cristiano Carrus da Ad a direttore generale.

L’ex consigliere – che era stata consulente economica nel governo di di Matteo Renzi- rassegnò poi le proprie dimissioni dal cda di Veneto Banca dopo la riconferma di Cristiano Carrus nel ruolo di AD e l’annullamento delle deleghe strategiche al comitato esecutivo.

Veneto Banca: “oggi è peggio. Allora non c’era stata fuga depositi”

Oggi, De Franceschi afferma:

“Si è perso un anno. Siamo nella stessa situazione del giugno 2016, se non peggio: allora non s’era verificata la fuga dei depositi“.

L’obiettivo era salvare la banca anche con capitali locali. Ma un mese e mezzo dopo l’aumento e la quotazione fallirono, e De Franceschi lo dice ora chiaramente:

“Fu un errore andare in Borsa”.

Veneto Banca: rabbia azionisti su acquisto titoli JP Morgan

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Tutto questo, mentre la rabbia dei risparmiatori tristemente noti come rispamiatori azzerati è ancora molto viva. Tanto che a fine maggio i portavoce dell’associazione “Ezzelino III da Onara”, uno dei più attivi tra i gruppi di azionisti di Veneto Banca, ha così scritto:

“Dalle carte della Procura abbiamo rilevato che Veneto Banca ha concluso un acquisto dalla Jp Morgan di titoli Piv (Prestiti Ipotecari Vitalizi) per 205,5 milioni. Tali titoli come risulterebbe hanno valore zero in quanto titoli nulli”. Si legge, ancora: “Il cda di Veneto Banca ha buttato via 170 milioni di euro in contanti con la scusa di vendere 900.000 quote azionarie a 39,5 euro per un totale di 35,5 milioni danneggiando la banca e 4464 soci che avevano richiesto la vendita al 11/02/2015. Ritenendo che l’acquisto dei titoli di JP MORGAN è nullo Veneto Banca dovrà farsi restituire i 170 milioni di euro e soddisfare i 4494 soci”.

La vicenda risale al 2015, proprio all’epoca in cui presidente di Veneto Banca era Francesco Favrotto e direttore generale Vincenzo Consoli. Fu allora che Veneto Banca acquistò da Jp Morgan un pacchetto di mutui vitalizi ipotecari.

Ricorda Veneto Economia:

“Questo strumento finanziario permette agli over 60 di ottenere un prestito da un istituto di credito dando in garanzia la propria abitazione, e prevedendo che il finanziamento sia estinto dagli eredi, dopo la propria morte. Veneto Banca ha pagato per questo pacchetto 205,5 milioni di euro, di cui 170 milioni di euro pagati in contanti e 35,5 milioni di euro tramite il trasferimento di 900mila azioni della banca stessa, ad un valore di circa 39,5 euro ad azione. Un valore piuttosto elevato, visto che in quei mesi la banca versava già in crisi e i soci che volevano vendere i propri titoli non riuscivano a farlo. Secondo l’avvocato Massimo Malvestio, interpellato all’epoca per un parere da Vincenzo Consoli a cui rispose sconsigliando l’operazione, l’operazione si giustificherebbe con il fatto che la restituzione dei finanziamenti sarebbe difficilmente esigibile, come spiega in un’intervista a Renzo Mazzaro sul Mattino di Padova”.

Veneto Banca: parla presidente Lanza

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Nelle ultime ore ha parlato intanto, intervistato dal Corriere del Veneto Massimo Lanza, presidente di Veneto Banca, che afferma che “per l’atto di citazione è questione di giorni”.

Lanza ha promesso che si accelererà per depositare l’azione di responsabilità contro il cda dell’era Consoli-Trinca, dopo che sono passati più di sei mesi mesi da quando, a novembre, l’assemblea diede mandato a procedere. Uscendo dalla riunione fiume del cda di Veneto Banca, Lanza ha anche confermato che il piano di fusione con Popolare di Vicenza “resta ed è assolutamente confermato”.

Sull’ipotesi bail-in per Veneto Banca è stato chiaro:

“Mi sembrerebbe una soluzione irragionevole” e, sui tempi che si sono allungati per l’operazione di messa in sicurezza delle banche venete, non ha risparmiato critiche sui cavilli burocratici. “Una banca non è una fabbrica, perché si basa sulla fiducia: se cominciano a girare voci negative, la fiducia viene messa in discussione.” Ancora: “Il fattore tempo è una questione molto, molto importante: negli Stati Uniti, quando avvengono situazioni simili, vengono prese decisioni nel giro di una notte, in un weekend. Questa forse è la cosa più preoccupante: il tempo, nel caso delle banche, è una variabile fondamentale”.

Dal canto suo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, sottolinea che “la situazione è affrontata allo stesso modo di Mps” e che stiamo lavorando per trovare un accordo all’interno di regole molto complicate che richiedono l’intesa della dg competition e del meccanismo di sorveglianza della Bce”.

Padoan ricorda che il piano di salvataggio deve essere “sostenibile” e che non ci devono essere aiuti di stato “illegali”. Ancora, essenziale che la ristrutturazione dei due sia “convincente e sufficientemente dotata di capitale”. Il ministro ha parlato da Trento, ospite del Festival dell’economia, smarcandosi nettamente dalle polemiche contro l’Unione europea che sono arrivate dall’ex premier Matteo Renzi.