Venerdì ad alta tensione per le Borse

Inviato da Alessandro Piu il Ven, 03/10/2008 - 11:00

Negli ultimi mesi la frequenza di venerdì neri sulle piazze finaniarie mondiali è aumentata sensibilmente. Quello di oggi potrebbe aggiungersi alla lista considerate alcune premesse decisamente negative oppure potrebbe diventare il venerdì della riscossa. Se non altro perché è in questo giorno della settimana che viene rilasciato uno dei dati macroeconomici più sensibili per l'economia Usa, quello sui salariati non agricoli. Oggi potrebbe quindi andare in onda un'altra replica. Secondo le stime, infatti, i non-farm payrolls potrebbero essere diminuiti, a settembre, di altre 110.000 unità dopo le 84.000 perse ad agosto. Se confermato si tratterebbe del peggiore dato da inizio 2003 nonché del nono mese consecutivo di perdita di posti di lavoro e rilancerebbe i timori che l'economia statunitense scivoli verso la recessione. Un'ipotesi giudicata molto probabile alla luce del contesto attuale secondo uno studio pubblicato sul World economic outlook di ottobre del Fondo monerario internazionale.

Tuttavia il palcoscenico odierno sarà calcato anche da altri attori che potrebbero evitare un nuovo smottamento a Wall Street che ieri ha chiuso con pesanti ribassi (-3,22% il Dow Jones e -4% il Nasdaq). In primo luogo la Camera dei deputati Usa è chiamata, alle 18:30, ad approvare la nuova versione del piano di salvataggio del comparto creditizio, il cosiddetto Tarp. Gli umori che emergeranno tra i membri del Congresso prima del voto non mancheranno di influenzare l'andamento della Borsa di New York e di conseguenza delle Borse del Vecchio continente, a seconda che l'approvazione del piano appaia più o meno probabile. E sembra quasi un augurio il provvedimento con cui la Security and exchange commission statunitense (Sec) ha approvato ieri l'estensione del divieto di apertura di posizioni short sul mercato fino a tre giorni dopo l'approvazione del Tarp, oppure fino al termine massimo del 17 ottobre. Si sforza di essere positivo anche il Wall Street Journal che aggiunge la possibilità che la Federal Reserve intervenga nuovamente con un taglio dei tassi di interesse "anticipato". La riduzione potrebbe essere di 50 punti base e porterebbe i Fed funds all'1,5%.

Tre possibili fronti d'azione, congiunti e coordinati, per risollevare gli umori di un mercato sfiduciato e ai limiti dello scetticismo. D'altronde ben pochi, allo stato attuale, sono disposti a vedere il bicchiere mezzo pieno. Nemmeno gli esperti del Fondo monetario internazionale. 

Secondo l'analisi pubblicata nel World economic outlook di questo mese, "l'attuale crisi dei mercati finanziari a cui si assiste negli Stati Uniti e in altre economie avanzate porterà, probabilmente, a una lunga e profonda recessione in alcuni di questi Paesi". Lo studio ha preso in considerazione gli episodi di elevata tensione finanziaria che hanno riguardato economie sviluppate nel corso degli anni '90. Dalla comparazione tra le diverse situazioni è emerso che "la rapida crescita del credito e dei prezzi delle case e il forte affidamento sul primo da parte di aziende e famiglie hanno portato a recessioni di maggiore intensità in seguito al verificarsi di stress finanziari". Una descrizione che ben si adatta a quanto sta accadendo. Anzi, secondo l'analisi dell'Fmi il processo di riduzione del debito delle famiglie negli Stati Uniti sta avvenendo oggi con una velocità maggiore rispetto a quanto accaduto in passato. "Sta procedendo più lentamente invece - prosegue lo studio - il processo di deleveraging nel comparto aziendale e soprattutto è iniziato da condizioni di maggiore forza del settore". Lo scenario dipinto, se non è nero è quantomeno grigio, anche se il documento apprezza l'aggressiva politica di tagli dei tassi di interesse e le misure prese dalla Federal Reserve per portare liquidità al mercato, nonché le iniziative prese a sostegno del mercato delle ipoteche.

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