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Vendite sulle commodity currencies, lo yen mostra i muscoli

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Indicazioni peggiori del previsto quelle arrivate dal mercato del lavoro canadese. A giugno il saldo delle buste paga è risultato negativo per 9,4 mila unità, contro le +25,8 mila precedenti e le +20,7 mila payrolls stimate dagli analisti. Inattesa anche la crescita del tasso di disoccupazione, passato dal 7 al 7,1 per cento (consenso 7%).

I dati rinforzano la view del governatore della Bank of Canada Stephen Poloz, secondo cui la capacità produttiva inutilizzata è ancora ampia, e dovrebbero rappresentare il preludio della conferma del costo del denaro in quota 1%. In rosso il dollaro canadese, anche soprannominato loonie per via dell’uccello acquatico raffigurato sulle monete da 1C$, che vede il cambio con il biglietto verde salire dello 0,7 per cento a 1,0720cad.

Da una commodity currency a un’altra. Vendite anche sul dollaro australiano (aussie) che in scia delle dichiarazioni “dovish” del governatore Glenn Stevens perde terreno per il secondo giorno consecutivo e passa di mano a 93,792 centesimi di dollaro Usa.

È lo yen a beneficiare delle tensioni in arrivo dal Portogallo che permettono alla divisa del Sol levante di passare di mano a 101,3 nell’incrocio con il biglietto verde e a 137,73 nel cambio con l’euro. “Visti i forti investimenti esteri che sono confluiti in Europa negli ultimi due anni, riteniamo che una crescita della volatilità potrebbe ridurre gli afflussi e forse portare a deflussi”, si legge in una nota di Morgan Stanley

“In un mercato caratterizzato da volatilità, il nostro modo preferito di scommettere al ribasso sull’euro è contro lo yen”, rileva il colosso statunitense che ha aggiunto una posizione ribassista sull’eur/jpy al portafoglio di medio termine a 137,7 con stop a 139,3 e target a 132,5.