Vegas, Consob: Italia sia “attrattiva”, dica addio a Tobin Tax. Sì a modifiche bail-in

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Bisogna prendere atto del fatto che la Brexit “è una sfida che presenta opportunità e rischi per l’Italia e il settore finanziario”. Di conseguenza, è cruciale che l’Italia sia attrattiva, e capace di attirare l’attenzione degli operatori borsistici di tutto il mondo. Ciò significa liberarsi dal gioco di alcune tasse, in primis la Tobin Tax. E’ quanto auspica il numero uno della Consob, Giuseppe Vegas, nel corso di un’audizione alle commissioni Affari esteri e Politiche Ue della Camera. 

Così Vegas sulla tassa sulle transazioni finanziarie:

Non ha portato benefici concreti discriminando le transazioni sul mercato nazionale”. Piuttosto, sarebbe necessario armonizzare la tassazione a livello europeo cancellando “tipi di imposta che non danno gettito e disincentivano e basta”. Se, poi, nel testo della manovrina venisse confermata la riduzione della convenienza della super-Ace forse questo sarebbe “controproducente e bisognerà valutare”.

Vegas affronta diverse questioni, tra cui anche quella spinosa del bail-in e apre alla possibilità che la normativa venga cambiata. Proprio ieri sono circolate indiscrezioni, secondo cui l’Italia vorrebbe apportare modifiche alla legge del bail-in. In particolare Il Sole 24 Ore ha parlato di alcune modifiche che l’Abi e Federcasse punterebbero a presentare in sede comunitaria alla direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) da cui è nato appunto il meccanismo del bail-in, come “la facoltà di conteggiare le emissioni obbligazionarie bancarie senior, emesse almeno fino al 2016, nel computo delle passività che possono essere coinvolte in una eventuale procedura di risoluzione”. E, anche, la possibilità di rivedere i criteri di contribuzione dei fondi interbancari di garanzia dei depositanti al finanziamento delle procedure di risoluzione per aumentare la protezione sui depositi oltre i 100 mila euro”.

Il numero uno della Consob riconosce che “la direttiva sul bail-in potrebbe essere rivista con qualche modesto correttivo per togliere gli aspetti più antipatici, che hanno creato problemi negli ultimi tempi. Sappiamo ad esempio che dal bail-in sono esclusi i conti correnti sotto i 100mila euro; ma ci sono però stati casi nei quali il correntista ha preferito investire parte della liquidità in obbligazioni, che all’epoca non erano un prodotto rischioso: allora probabilmente un trattamento analogo ai conti correnti potrebbe avere senso, cioè a dire sotto i 100mila euro anche le obbligazioni hanno lo stesso trattamento dei conti correnti”. 

Un’altra proposta – per Vegas il meccanismo del bail è comunque condivisibile nello spirito – ci sono alcune cose anche dal punto di vista logico difficilmente comprensibili e la prima cosa è quella dell’effetto retroattivo: se io ho acquistato un titolo di una banca nel 2005 quando era solidissima” e poi nel 2015 il titolo viene inserito in quelle normative è “complicato da giustificare”.

 

Vegas parla poi anche del ruolo della Bce, in merito all’attività di vigilanza sulle banche dell’Eurozona, e mostra qualche perplessità, riferendosi ad alcune pratiche “anche attualmente in corso” che “destano qualche preoccupazione”.
“Faccio un esempio parlando molto lateralmente: se una banca importante ha dei problemi e deve risistemare i bilanci, la Bce può consigliare di fare certe operazioni per migliorare la qualità del capitale, fare certe operazioni che riguardano anche la quantità dei dipendenti, che ovviamente è un fatto piuttosto pesante, oppure, tema che è all’ordine del giorno nell’ultimo periodo, vendere una certa quantità di Npl.

Però – continua – se io devo vendere questi titoli, una certa quantità entro una certa data, è chiaro che il prezzo tende ad abbassarsi. Se devo vendere la mia automobile entro stasera è chiaro che la regalo o quasi, è difficile che riesca a fare una trattativa seria”. Dunque Vegas definisce alcune “pressioni della Bce un po’ forti”. Ai fini della stabilità sono ragionevoli, ma possono portare ad avere qualche problema da parte delle singole banche che sono coinvolte”.

Tra l’altro lo stesso problema era stato sollevato ieri da Danièle Nouy, numero uno della vigilanza sulle banche dell’Eurozona presso la Bce, parlando della possibilità di creare una bad bank europea per gestire il problema degli npl (come auspicato dall’Eba), ha messo in evidenza il rischio che, nella vendita dei loro crediti deteriorati, gli istituti di credito finiscano, in un mercato in cui ci sono quasi esclusivamente venditori – banche che vogliono sbarazzarsi degli npl – di versare in una posizione negoziale molto debole e di essere costrette, alla fine, a svendere quelle sofferenze.

E di Eba (ovvero dell’Autorità bancaria europea), parla anche il numero uno della Consob, snobbando tuttavia l’ipotesi che, con la Brexit, la sede dell’istituto possa essere spostata a Roma.

“L’Eba, l’autorità di vigilanza sulle banche, in un’ottica di revisione complessiva del meccanismo delle autorità europee, probabilmente è destinata a non avere un futuro particolarmente brillante e quindi cercare di attirarla a Milano potrebbe avere poco senso, se poi a livello europeo si decidesse di superarla”.