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E la Vecchia Signora pensa a “separarsi” dello stemma zebrato

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L’Inter ci aveva provato, ma lo studio condotto con Banca Italease non aveva dato gli esiti sperati, e la cessione del marchio all’istituto specializzato in leasing era naufragata. D’altronde le difficoltà tecnico-giuridiche per realizzare quest’operazione non sono poche e non sembra facile sciogliere tutti i nodi e le ambiguità della leggi in materia. Ma l’opzione resta appetibile, soprattutto se il marchio da cedere ha un potenziale economico rimarchevole. E’ con queste premesse, secondo quanto risulta a Finanza.com, che anche la Juventus ha affidato uno studio di fattibilità per valorizzare il celebre stemma zebrato, il più noto del calcio italiano, ora anche fuori dai confini del Belpaese.
Nella sede di corso Galileo Ferraris ci si muove con i piedi di piombo, e nulla sembra ancora deciso. Ma le opzioni prospettate all’avvocato Franzo Grande Stevens da uno studio legale specializzato in materia di marchi e brevetti sono appetibili. Soprattutto perché dalla cessione del marchio potrebbe emergere una corposa plusvalenza. Lo stemma della Vecchia Signora è stato infatti sviluppato all’interno della società (e non potrebbe essere altrimenti in un club calcistico di vecchia data), e non è valorizzato nello stato patrimoniale. In altre parole il suo valore economico in bilancio è attualmente pari a zero. Una sua valorizzazione abbinata alla vendita produrrebbe quindi una plusvalenza “piena”. Quali sono le opzioni aperte realizzabili con vigente normativa, sia civile sia sportiva? La Juventus dovrebbe cedere ad una Newco di proprietà la “porzione” di marchio utilizzabile solo a fini non sportivi, in quanto la porzione legata all’attività calcistica della compagine bianconera non può essere scissa dalla società in quanto legata alle manifestazioni sportive. Il concetto non è semplice, perché la scissione del marchio in due entità sarebbe solo virtuale, ma è irrinunciabile per restare nei favori delle norme sportive. La Newco a sua volta potrebbe finanziare l’acquisto o autonomamente (debito bancario), o rivolgendosi ad un istituto specializzato in leasing per siglare un contratto cosiddetto di “lease and sale back”, che contempla il riacquisto a fine durata dell’accordo. A quel punto la società acquirente, sulla base di un business plan particolareggiato, svilupperebbe autonomamente, a fini commerciali, le potenzialità che ha il marchio Juve se apposto sui più disparati prodotti e servizi non legati all’attività sportiva tipica. Nel caso l’operazione avesse degli sviluppi, e fosse scelta la doppia opzione cessione-lease and sale back, la Juventus avrebbe un beneficio economico spalmato su tutti gli anni di durata del leasing; in caso ci si fermasse alla sola cessione alla Newco la plusvalenza sarebbe registrata tutta subito.
Con la nuova normativa in materia, scindere un marchio “generale” (che ingloba tutta l’attività della società) com’è quello della Juve ( ma anche di tutti i club calcistici), è possibile senza dover cedere tutto o parte dell’impresa, come era previsto con la precedente legislazione. La questione si presenterebbe quindi fattibile (seppur complessa tecnicamente) e per la squadra torinese e il tema sarebbe solo di opportunità, all’interno magari del più ampio progetto di valorizzazione che comprende anche il nuovo stadio e Mondo Juve. Ma al momento, secondo quanto risulta a questa testata, non vi sono altri sviluppi.
Quanto potrebbe fruttare alla Juventus? Difficile ipotizzare cifre, vista anche la fase embrionale nella quale si trova. Unico precedente di cessione del marchio è quello della Sampdoria, che ha incassato 25 milioni da Mediobanca. Per l’Inter si parlava di una somma decisamente più corposa, 150-160 milioni di euro. Quest’ultimo valore può essere rappresentativo dell’eventuale valutazione del marchio Juve, con un presumibile premio al rialzo.