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Valute mercati emergenti protagoniste nel 2017? Sotto i riflettori il peso messicano (analisti)

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Le valute dei Mercati Emergenti potrebbero svolgere un ruolo da protagonista nel corso del 2017. Ne sono convinti gli analisti di Candriam Investors Group che sottolineano la loro view positiva in particolare sui Paesi dell’Europa centrale e orientale: “Il fiorino ungherese, lo zloty polacco e il leu rumeno (HUF, PLN, RON) hanno in comune solidi fondamentali a lungo termine, livelli di indebitamento e dinamiche di sviluppo favorevoli, in base al PIL pro capite; fondamentali a medio termine da neutri a positivi, con bassa vulnerabilità esterna e rischi di finanziamento limitati, con dinamiche di crescita supportate dalla ripresa dell’Eurozona; valutazioni neutre e rischio limitato di inversione delle posizioni degli investitori” commenta Diliana Deltcheva, Head of Emerging Markets Debt.

Per quanto riguarda il mercato asiatico, l’esperta sottolinea di avere una visione negativa sulla rupia indonesiana (IDR) e sul baht thailandese (THB): “L’IDR ha la maggiore esposizione tra gli investitori dell’universo delle valute emergenti e lo seguiamo perché quest’anno ha ricevuto i maggiori afflussi obbligazionari. L’IDR presenta, inoltre, una valutazione eccessiva nonostante la crescita stabile e l’indebitamento limitato. Manteniamo una propensione negativa data la sua esposizione alla Cina. Il THB si presenta eccessivo in base ai nostri parametri di valutazione a medio e breve termine. Il posizionamento neutro sul mercato e l’accelerazione sono compensati dai nostri timori per la sua esposizione al rallentamento strutturale della Cina e per il possibile impatto delle politiche protezionistiche statunitensi sugli esportatori manifatturieri asiatici a basso costo”.

Passando all’area CEEMEA, ossia dei Paesi di Europa centro-orientale, Medio Oriente & Africa la visione è negativa su lira turca e rand sudafricano: “La lira turca (TRY) mostra il livello di vulnerabilità esterna maggiore di tutte le valute dei mercati emergenti, poiché il finanziamento del deficit della bilancia commerciale continua a dipendere dai flussi di portafoglio a breve termine. Sul medio termine la crescita mostra ancora una certa accelerazione, ma prevediamo che l’elevata incertezza politica a livello nazionale e regionale ostacolerà in maniera sostanziale la ripresa. Sebbene il mercato obbligazionario turco attiri il volume minore di investimenti all’interno dell’universo dei mercati emergenti, manteniamo una propensione cauta.
Il rand sudafricano (ZAR) mostra risultati insoddisfacenti in tutte le categorie che valutiamo. Il Sudafrica resta un Paese povero con un basso PIL pro capite e non ha ancora adottato le riforme strutturali necessarie per combattere la povertà e incrementare la produttività. La sua bilancia commerciale non ha riportato un miglioramento sostanziale, nonostante il deprezzamento significativo del tasso di cambio registrato negli ultimi tre anni, mentre la crescita resta timida. Il rand presenta inoltre livelli eccessivi per via del rally riportato da inizio anno, mentre gli elementi tecnici sono neutri”.

Passando all’America Latina, visione negativa sul peso cileno (CLP), “principalmente per via del marcato incremento del debito pubblico e privato avvenuto negli ultimi tre anni, sebbene il suo stock di debito pubblico resti uno dei più bassi dei mercati emergenti. Il livello di crescita è insoddisfacente e la valuta mostra una valutazione eccessiva. Il CLP potrebbe beneficiare di un incremento sostanziale della spesa infrastrutturale negli Stati Uniti, essendo tra i maggiori esportatori di rame del mondo, ma rivedremo le nostre valutazioni quando avremo maggiori dettagli sulle politiche di Trump.”

La Deltcheva precisa infine di avere una view neutra sulle altre valute dei Mercati Emergenti:
“Si tratta per la maggior parte di valute di Paesi esportatori legati alle materie prime, che potranno beneficiare di un’impennata degli investimenti infrastrutturali negli Stati Uniti e vantano valutazioni molto interessanti, come il peso messicano (MXN) e il ringgit della Malesia (MYR), seguiti a breve distanza dal peso filippino (PHP) e il peso colombiano (COP).
Nonostante i problemi di sviluppo a lungo termine (mancanza di riforme strutturali a sostegno della produttività, un contesto commerciale sfavorevole che scoraggia gli investimenti privati e un’elevata disparità di reddito) restiamo neutri sul rublo russo (RUB) e il real brasiliano (BRL) perché si tratta dei due Paesi con i fondamentali esterni più forti: oltre a registrare elevati tassi reali, la Russia e il Brasile vantano un’elevata copertura di riserve valutarie e una bilancia di base positiva (partite correnti e investimenti diretti provenienti dall’estero), nonostante la fine imminente del superciclo delle materie prime.
Manteniamo, forse inaspettatamente (considerato il deprezzamento sostanziale registrato all’indomani della vittoria di Trump), una propensione neutra sul MXN, che si presenta come la valuta più debole dell’universo emergente. Gli investitori mantengono inoltre posizioni short estreme, alimentando le probabilità di una netta inversione di tendenza. L’andamento del MXN continuerà a seguire da vicino le vicende politiche negli Stati Uniti e ricercheremo opportunità per scambiare la valuta tatticamente.”