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Valute, Effetto Trump (ma non solo) sul Peso messicano

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Il programma protezionista di Donald Trump ha reso gli analisti delle principali case di investimento più negativi sul futuro del Peso messicano, dal momento che si trovano a dover prezzare il cosiddetto “rischio di rilocalizzazione” dopo anni di globalizzazione e delocalizzazione, ovvero la possibilità che quanto accaduto nel caso di Ford (che ha cancellato un progetto di costruzione di un nuovo impianto in Messico) possa essere solo la prima di una serie di decisioni di aziende americane che potrebbero rimpatriare parti della catena produttiva dislocata in Messico. Non a caso, come spiega un report di Banca del Piemonte (BDP), a partire dalla vittoria elettorale di Trump i movimenti del Peso messicano sono stati utilizzati quale “termometro” del potenziale impatto che potrebbero avere le politiche protezioniste (tasse e dazi all’import, esenzione dell’export americano) in particolare sul Messico e più in generale sull’universo dei Mercati Emergenti. “Tanto per dare un’idea, nel giorno dell’annuncio della decisione della Ford, il Peso ha perso il 3% nei confronti del dollaro”, spiegano gli analisti di BDP. Per formulare un outlook sulla valuta messicana, il team BDP ha osservato le previsioni sul cross USD/MXN a fine 2017 delle principali case di investimento. “Ben 14 report si attendono il Peso a 22 per 1 dollaro o addirittura più debole, indicando quindi un indebolimento ulteriore rispetto a quanto già sperimentato a partire dalle elezioni americane. Le case di investimento più pessimiste prevedono addirittura un valore oltre i 24 (nel peggiore dei casi a 28) entro la fine dell’anno per la divisa messicana”, è scritto nel report. Se si osserva quello che gli economisti si aspettavano fino al giorno antecedente le elezioni americane, risulta chiara la divergenza di opinioni: la previsione più fosca vedeva il Peso a fine 2017 a soli 19,90 contro il dollaro, ben al di sotto dei picchi attuali.
 
I fondamentali e il posizionamento del Peso
 
I fondamentali suggeriscono molta cautela e fanno pensare a un percorso accidentato per il Peso. “Infatti la debolezza che si vede in questi ultimi mesi affonda le sue radici nell’allargamento del deficit di bilancia commerciale (e di conseguenza di parte corrente) successivo alla crisi dei prezzi petroliferi iniziata nella seconda metà del 2014 – spiegano gli analisti – In passato un prezzo del petrolio in area 100 dollari al barile assicurava un pareggio sostanziale della bilancia commerciale messicana. Ma con la rapida discesa del prezzo del petrolio il gap/deficit si è presto allargato causando un protratto indebolimento che perdura da oltre due anni”. A ciò si aggiunge il posizionamento netto “speculativo” assunto dal mercato (escludendo quindi le posizioni a copertura di transazioni commerciali): fino a che il prezzo del petrolio è rimasto sostenuto (area 100 dollari) gli operatori hanno sempre avuto un atteggiamento positivo (lungo) sul Peso. Ma dopo il 2014, man mano che la crisi nel rapporto tra domanda e offerta sul mercato petrolifero assumeva toni sempre più strutturali e il prezzo si è assestato stabilmente sotto i 55 dollari, il Peso è stato visto come una scommessa permanente al ribasso da parte degli operatori. “Per ora non si vedono riduzioni nel posizionamento corto del mercato. Inoltre l’avvento di Trump ha solo esasperato un trend già in atto da molti mesi”, è scritto nel report.
 
L’incognita della politica e gli investimenti Usa in Messico
 
Come detto, il deficit si è ampliato aumentando la necessità di flussi esteri, sotto forma di investimenti diretti, flussi di portafoglio e trasferimenti di denaro, per finanziarlo. Il deficit di parte corrente è arrivato al 3,2% del Pil a fine 2016, sulla riduzione dei ricavi da export per via dei bassi prezzi del petrolio, e rappresenta quasi il doppio del deficit che il Messico ha fronteggiato in media a dieci anni e il più ampio dall’inizio del 1999. “Tuttavia dopo l’elezione di Trump la divisa si è deprezzata ulteriormente superando la barriera dei 20 per dollaro per la prima volta nella storia – spiegano gli analisti di BDP – Gli investimenti diretti esteri (IDE) provenienti dagli USA sono in declino e potrebbero essere influenzati in maniera decisiva dalle scelte dell’amministrazione Trump”. I manager delle principali società americane potrebbero infatti rinviare le decisioni di investimento, in attesa di sviluppi sulle politiche commerciali e sull’immigrazione. Inoltre anche un’importante fonte di ribilanciamento delle partite correnti – ovvero i trasferimenti unilaterali dei messicani che lavorano all’estero – potrebbe essere fortemente colpita dalle politiche protezioniste americane. “Gli investimenti delle major americane sono stati cospicui sfruttando il beneficio della mano d’opera a costo più contenuto (principalmente si tratta di attività manifatturiere, produzione ed assemblaggio) – spiega BDP – Se diminuisse sensibilmente il flusso di investimenti l’impatto sul Peso potrebbe essere notevole”.
 
Il futuro del Peso
 
In ogni caso il trend di fondo della valuta messicana resterà negativo fino al verificarsi di un’inversione strutturale del trend (apprezzamento e stabilizzazione nel medio e lungo periodo) per la quale è necessario attendere un ritorno dei prezzi petroliferi su quotazioni decisamente più elevate in aggiunta a riforme strutturali che permettano al Paese di aumentare la produzione. “Solo in questo modo si può avere un ribilanciamento delle partite correnti in grado di supportare la divisa”, spiegano gli analisti di BDP. Che concludono: “La retorica adottata dal presidente Trump sta esacerbando i timori degli investitori nei riguardi dei rapporti commerciali tra USA e Messico, ma cosa più importante potrebbe condizionare gli ingenti investimenti diretti esteri della corporate americana”.