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Il valore di una sigla

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Tra gentiluomini ci si intende, quasi sempre. Così evidentemente non è stato tra l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, e l’ex-patron di Fondiaria-Sai Salvatore Ligresti. L’oggetto del contendere è un foglietto di richieste che sarebbe stato presentato da quest’ultimo all’ad di Piazzetta Cuccia in occasione di un incontro tenutosi lo scorso 17 maggio. Una vicenda già nota alle cronache che interessa un gran numero di attori, oltre ovviamente a Nagel e Ligresti. Interessa in particolare la Procura di Milano, dove Nagel è sotto inchiesta in relazione al suo ruolo nel salvataggio del gruppo assicurativo; la Consob, chiamata a verificare l’esistenza di patti occulti non comunicati al mercato che potrebbero cambiare il profilo dell’operazione di fusione a quattro (Unipol–Milano Assicurazioni-Premafin-FonSai); gli azionisti e i creditori, tra i quali figura in prima fila la stessa Mediobanca con 1,1 miliardi di euro di esposizione; il tandem Arpe-Meneguzzo autori di un progetto alternativo di salvataggio del gruppo assicurativo accantonato a inizio mese; l’intera finanza italiana per il rimescolamento di carte che si potrebbe verificare nel “salotto buono”.

E’ il Wall Street Journal a rilanciare la questione in un articolo che riporta il commento di Nagel: “La mia sigla su quel foglio è stato un atto di compassione. Ho preso nota delle richieste ma non se ne è mai fatto nulla. Era una lista troppo bizzarra per essere presa sul serio”. E qui nasce il malinteso tra gentiluomini. Perché la sigla del numero uno di Mediobanca potrebbe avere un certo peso, anche su un foglietto siglato davanti alle lacrime della controparte. Così la pensa Ligresti che in base a quella firma avrebbe garantito l’appoggio della famiglia all’incremento di capitale di Premafin in preparazione del merger con Unipol, cosa che poi avvenne il 12 giugno. E così potrebbero pensarla anche Consob e Procura. Così invece non la pensa Nagel che punta a sminuire l’importanza del foglietto e quindi delle sue iniziali sulla base dell’assurdità delle richieste. Oltre a 45 milioni di euro (il valore del 30 per cento di Premafin) Salvatore Ligresti avrebbe cercato di assicurare dei lavori a consulenza per i propri figli e un ingresso libero al Tanka Village di Villasimius in Sardegna.

Quanto vale allora quella sigla? Ricapitolando: per Nagel nulla o poco più. In realtà tanto visto che potrebbe anche essere estromesso da Piazzetta Cuccia. Se ne saprà di più dopo il cda convocato per mercoledì. Per Salvatore Ligresti la villeggiatura garantita e forse la consapevolezza di avere in mano una carta importante da giocare per non essere completamente estromesso dalle alte sfere della finanza italiana. Per Mediobanca e Unipol il rischio di veder complicarsi un’operazione già di per se difficile (si tengano presente ancora gli 1,1 miliardi di crediti vantati da Mediobanca). Per i “nemici” di Mediobanca la possibilità di imprimere una svolta al capitalismo relazionale italiano, fatto di intricati legami che proprio Piazzetta Cuccia ha fortemente contribuito a costruire dal dopoguerra.