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Va’ dove ti porta il sentiment (ma in retromarcia)

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La fase di consolidamento/debolezza muove i primi passi, almeno negli Stati Uniti, guidata dall’attesa per i dati sul lavoro di venerdì. Avvolta ancora dai fumi dell’entusiasmo ieri Wall Street ha patito la flessione più forte dell’ultima settimana e il Dow Jones ha perso quella quota 14mila guadagnata nel clamore generale ma con volumi in discesa.


Avrete notato che gli Orsi sono improvvisamente spariti e non certo in  vista del letargo invernale. Ne sono rimasti veramente pochi, voci isolate. Ma d’altra parte le mandrie di investitori da sempre si muovono compatte.

A conferma di una generalizzata ascesa dell’ottimismo fra gli operatori presenti sul mercato, il Bull/Bear Ratio elaborato da Investors Intelligence è salito all’inizio di questa ottava ai massimi delle ultime 10 settimane a 2,26.


Il rapporto era a un minimo sull’anno di 1,09 sei settimane fa (nel clou della crisi) e al valore più alto degli ultimi 3 anni (2,99 punti) 10 settimane fa, in pratica un attimo prima che anche Mrs Smith e la nostrana casalinga di Voghera scoprissero l’esistenza dei mutui subprime.


Dunque come vuole la regola il sentiment ribassista era ai minimi proprio nel momento in cui gli indici toccavano i picchi di luglio. La buona notizia è quindi che oggi non ci troviamo sui livelli di allora. Nemmeno però a un punto di sicurezza. Il sentiment bullish è risalito al 56,5%. E sopra il 60% l’ottimismo comincia a diventare segnale ribassista.


Detto questo, cosa aspettarsi per oggi. Gli indici Usa hanno chiuso poco al di sopra dei minimi di seduta, l’Europa potrebbe prenderne atto senza drammi, prevarrà lo stand-by in vista dei già citati dati di venerdì, ma l’intonazione di fondo, senza colpi di scena inaspettati, ha buone probabilità di essere moderatamente negativa.


In un mercato guidato dalle attese sui tassi più che dall’outlook su economia e utili il vero dato che ha mosso ieri New York, e che aleggerà come un’ombra anche oggi, è nascosto tra le pieghe dell’Ism non manifatturiero pubblicato ieri alle 16.00, non nel dato complessivo.


Nessun commentatore mi pare ne abbia parlato, ma si tratta di un segnale da non trascurare. La componente occupazionale dell’Ism servizi è passata dal 47,9% al 52,7%. E dato che la larghissima parte dei posti di lavoro creati negli Stati Uniti proviene proprio dal settore dei servizi, la stima di 100mila nuove buste paga prevista dal consensus per settembre potrebbe rivelarsi anche troppo conservativa. E se così fosse addio taglio dei tassi a fine ottobre. In attesa del dato qualcuno potrebbe allora decidere di alleggerire.

 

BLACKBOX significa scatola nera. Questa rubrica registra gli umori di investitori e operatori in base a quello che succede sul mercato o quello che le aziende comunicano