V. Longo: la crescita delle scorte statunitensi continua a penalizzare il Wti

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Settimana con il segno più per le quotazioni del greggio. Il Brent, il riferimento per il Vecchio continente, nel corso dell’ottava ha registrato un rialzo dello 0,6% chiudendo a 119,6 dollari mentre il benchmark statunitense, il Wti, con un +0,8% è salito a 104,8 dollari il barile. “A sostenere le quotazioni dell’oro nero sono le aspettative di un nuovo round di quantitative easing da parte della Federal Reserve”, ha commentato Vincenzo Longo nel Commodities Focus di IG Markets.

E le possibilità di un nuovo piano di allentamento quantitativo sono cresciute alla luce dei dati relativi la crescita statunitense diffusi oggi dal Dipartimento del Commercio. Nel primo trimestre il Pil della prima economia ha registrato un +2,2% trimestrale annualizzato, un dato inferiore sia rispetto al +3% messo a segno negli ultimi tre mesi del 2011 e sia nel confronto con il +2,5% del consenso.

Nel corso dell’ottava i prezzi del petrolio del Mare del Nord sono stati penalizzati dall’apertura da parte delle autorità iraniane a nuovi controlli dei suoi impianti nucleari. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Teheran potrebbe addirittura stoppare i suoi programmi nucleari per evitare nuove sanzioni.

“Invece -rileva l’analista di IG Markets- il cammino al rialzo del Wti sembra essere tappato dalla continua crescita delle scorte settimanali negli Usa, che hanno fatto registrare un balzo di 4 milioni di unità a quota 373 milioni, il valore più alto dall’aprile dello scorso anno”. “Da un punto di vista tecnico -prosegue Longo- il supporto lo innalziamo a 102 dollari/barile, mentre la resistenza principale passa per 105,5 dollari/barile, il massimo toccato il 17 aprile scorso”.