Utility affrante dalla moratoria fiscale, la più colpita è A2A

Inviato da Valeria Panigada il Mar, 29/09/2009 - 12:38

Una scure si è abbattuta sulle ex municipalizzate. Da A2A, la più colpita, ad Acea, Iride ed Hera, nessuna riesce a scampare il rimborso degli aiuti statali, ricevuti durante la privatizzazione dei primi anni '90. A imporlo è un decreto legge sugli obblighi comunitari che prevede appunto che ogni ex municipalizzata restituisca allo Stato gli aiuti pubblici usufruiti per le privatizzazioni. Così A2A dovrà ora sborsare 200 milioni di euro, Acea 90 milioni, Iride 65 milioni e così via.

La notizia pesa come un macigno sui titoli delle utility, che hanno mostrato fin dai primi scambi un deciso ribasso. La più penalizzata è l'azione A2A, che risulta essere la peggiore del paniere Ftse Mib, con un calo di oltre 2 punti percentuali. D'altronde è lei quella maggiormente colpita dalla moratoria fiscale: la cifra da rimborsare si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro, con un impatto sugli utili, che gli esperti indicano del 70%. "Si tratta di una notizia inattesa e sorprendente per le dimensioni, che riteniamo non essere scontata dal mercato", commentano gli analisti di Equita, che avvertono: "L'impatto sugli utili è talmente rilevante, che riteniamo possa mettere a rischio il pagamento del dividendo nel 2009".

Ma anche per Acea la batosta non è di poca cosa, con un impatto di 90 milioni di euro, pari al 50% degli utili. L'impatto della moratoria fiscale per Iride è invece stimato a 65 milioni di euro (66% degli utili 2009). "Nel caso specifico di Iride, l'ammontare creerà probabilmente tensioni nella valutazione del concambio di fusione con Enia, richiedendo probabilmente un supplemento di indagine sulla definizione dei valori da parte del management e degli advisors", pensano a Equita. Da verificare poi anche l'impatto sul pagamento dei dividendi che sono anche qui probabilmente a rischio. Minore rischio invece sul dividendo di Hera, la municipalizzta che subirà un impatto più limitato rispetto alle altre società, con solo 20-30 milioni di euro di rimborso stimati. 

Tutte le società coinvolte hanno comunque annunciato battaglia e sono pronte a fare ricorso. Inoltre, si ricorda che il decreto dovrà essere convertito in legge in parlamento e potrà essere quindi modificato. Il rischio però è che nel frattempo le società coinvolte rimborsino la somma, in quanto si deve versare entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell'agenzia delle entrate.
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