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L’USDA spinge al ribasso i prezzi delle commodity agricole

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Segno meno per le quotazioni delle commodity agricole nel giorno della pubblicazione del WASDE (World Agricultural Supply and Demand Estimates), il report diffuso dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (USDA) relativo la domanda e l’offerta delle principali colture. Le indicazioni contenute nel report hanno colto di sorpresa gli operatori che si aspettavano un pesante taglio delle stime alla luce della siccità che nelle ultime settimane ha colpito i raccolti sudamericani.

Nonostante la Nina si farà sentire sui raccolti, la situazione non è grave, anzi. In diversi casi il Dipartimento dell’Agricoltura ha addirittura rivisto al rialzo i dati relativi l’output globale, favorendo le vendite al Chicago Board of Trade. Per quanto riguarda le principali materie prime agricole, in questo momento il contratto future con consegna marzo sul Grano arretra del 6% a 6,02 dollari, quello sul granoturco registra un -6,1% a 6,11 dollari e quello sulla soia perde l’1,77 a 11,81 dollari.

Partendo dal grano, l’USDA ha annunciato di aver rivisto al rialzo l’output globale 2011/12 in scia dei dati relativi i raccolti di Brasile, Kazakistan e Russia. Revisioni che hanno fatto crescere la stima sulla produzione globale da 689 a 691,5 milioni di tonnellate, il 6% in più rispetto alla stagione 2010/11.

Sale anche il dato relativo i consumi, che dovrebbero attestarsi a 681,4 milioni di tonnellate. In questo caso la crescita annua è più contenuta e si attesta al 4,2%. Il gap tra offerta e domanda è destinato a spingere al rialzo le scorte, attese a 210 milioni, ed al ribasso i prezzi. Secondo l’USDA il prezzo del grano nella stagione 2011/12 dovrebbe essere compreso nel range 6,95-7,45 dollari per bushel, -10 centesimi rispetto al pronostico contenuto nel rapporto diffuso a dicembre.

Sostanzialmente stabile l’output di granoturco. Al calo della produzione argentina, il secondo produttore mondiale di questa soft commodity,  farà da contraltare la crescita dell’output in Europa, Russia, Ucraina e negli Stati Uniti. La stima sul prezzo medio per la stagione in corso è stata portata da 5,9-6,9 a 5,7-6,7 dollari per bushel.

Indicazioni simili anche per la soia, la cui produzione risentirà del taglio dell’output brasiliano (-1 milione di tonnellate a 74 milioni) e di quello argentino (-1,5 milioni a 50,5 milioni), i maggiori produttori dopo gli Stati Uniti. Nel complesso l’output globale è pronosticato in calo del 2,7% annuo a 257 milioni di tonnellate. Ma anche in questo caso l’USDA ha ridotto la view sulle quotazioni nei prossimi mesi, che scende a 10,95-12,45 dollari per bushel, -25 centesimi rispetto ad un mese fa.

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