Uscire dalla crisi, la ricetta di Convictions Am

Inviato da Massimiliano Volpe il Mar, 25/10/2011 - 18:59
L'Europa sta vivendo una crisi eccezionale di dimensioni globali. Per riguadagnare la fiducia dei mercati e per rassicurare gli altri Paesi, la situazione attuale richiede uno sforzo congiunto a livello internazionale.
 
Secondo Jacques Blot di Convictions Asset Management, società di gestione indipendente con sede a Parigi, l'Europa ha bisogno di un'azione politica comune vigorosa e concertata. In primo luogo i governi del Vecchio continente devono impegnarsi a predisporre un piano di misure di emergenza per evitare il rischio contagio. Il loro impegno deve proseguire anche nel medio termine per realizzare le riforme necessarie ad affrontare le sfide che l'Unione europea dovrà affrontare in futuro come la debole crescita economica e il progressivo invecchiamento della popolazione.
Le proiezioni di Standard & Poor's evidenziano che, in assenza di riforme strutturali, entro il 2030 nessuno degli attuali paesi dell'Eurozona potrà vantare ancora un rating tripla A proprio a causa degli elevati deficit di bilancio.
La risoluzione della crisi passa anche per il rinnovamento della credibilità degli Stati Uniti, la prima economia mondiale che fa da volano a tutte le altre. Attualmente gli Usa si trovano alle prese con le lacerazioni politiche tra il partito democratico e quello repubblicano. Dissidi che non consentono libertà di azione al presidente Obama, i cui consensi elettorali sono in caduta libera.
Gli esperti di Parigi sottolineano come sia necessario anche l'aiuto dei Paesi emergenti che non possono estraniarsi dalla crisi economica che sta colpendo i principali mercati di sbocco dei loro prodotti.

Per Convictions Asset Management la priorità va data alle manovre che impediscano il contagio della crisi greca e il ritorno in recessione dell'economia. Si tratta cioè di stabilizzare la Spagna e l'Italia per impedire l'aumento dei rendimenti dei loro titoli di Stato attraverso interventi mirati della Bce e del fondo salva-stati Efsf. Contemporaneamente è necessario anticipare al 2012 l'avvio del Meccanismo di stabilità e ricapitalizzare al più presto gli istituti di credito più esposti portando il coefficiente patrimoniale Core Tier 1 al 9 per cento. È necessario inoltre assicurare la liquidità necessaria alle banche per evitare il credit crunch. Nel medio termine gli esperti parigini ritengono essenziale modificare i trattati europei per giungere ad una governance europea più efficace che preveda la completa unione monetaria attraverso la fissazione di criteri di bilancio per tutti i Paesi europei.
 
Secondo Convictions Asset Management, a seconda delle decisioni che saranno prese nei prossimi giorni dai politici europei, si prospettano tre scenari. Quello che viene ritenuto il più probabile, lo scenario realista, prevede una prosecuzione dell'attuale fase di incertezza a causa di decisioni politiche di breve termine prese a seguito delle forti proteste sociali di fronte ai tentativi di riforme. Manovre come la terza tranche di prestiti ad Atene, l'azione sul fondo Efsf e l'haircut sui titoli di Stato della Grecia dovrebbero contribuire a frenare la volatilità sui mercati finanziari riducendo il rischio di contagio senza però riuscire ad evitare una fase di rallentamento economico mondiale.
In assenza di decisioni credibili da parte delle istituzioni europee si aprirebbe la strada allo scenario pessimista che prevede il contagio dalla crisi a livello globale. Per Convictions Am si tratta però dell'ipotesi meno probabile. L'inevitabile rialzo dei rendimento dei titoli di stato provocherebbe il credit crunch con il fallimento degli istituti europei e una recessione a livello mondiale. Lo scenario più ottimista prevede invece che l'attuale crisi possa essere superata grazie a decisioni politiche forti sul fronte della governance a livello europeo e a piani di rigore durevoli e credibili. Questo scenario richiede però una credibilità politica e coesione sociale, piani di sostegno alla crescita con riforme strutturali e il sostegno dei Paesi emergenti. Cose che allo stato attuale sembrano di difficile attuazione.
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