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Usa: il “super commitee” troverà accordo modesto su politica fiscale, nessun rischio default

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Cosa aspettarsi dal “super commitee” statunitense? Se lo sono chiesto gli esperti di Exane Bnp, immaginando uno scenario base per quello che il 23 novembre prossimo sarà annunciato dal “Joint Select Committee on Deficit Reduction”, che appunto per quella data dovrà presentare un programma per ridurre il deficit americano di almeno 1200 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. A partire da tale data, il Congresso ha a disposizione un mese per varare la proposta. In caso di mancato accordo, ricordano gli esperti, sono previsti a partire da gennaio 2013 (dopo la scadenza dei tagli varati dall’amministrazione Bush) tagli automatici alla spesa, in particolare, per la difesa e domestica (tranne per la previdenza sociale, sanitaria e per i soggetti a basso reddito). Secondo Exane Bnp, tuttavia, un accordo modesto verrà trovato per mediare tra le fazioni politiche, in particolare su due aspetti: aumento delle imposte e tagli alle spese superiori a 3 mila miliardi di dollari. Probabilmente, ragionano gli strategist, l’accordo non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi fissati rendendo necessario un rinvio della riforma fiscale. In ogni caso gli Stati Uniti non sono a rischio default, né sono soggetti a downgrade: alla peggio, i tagli automatici alla spesa sarebbero in grado di assicurare una riduzione del deficit di 1200 miliardi di dollari. Un mancato accordo tuttavia peserebbe sul sentiment di mercato a breve termine mettendo in discussione la capacità di implementare con successo ulteriori misure di consolidamento fiscale. Qualora il Congresso non riesca ad implementare misure di rilancio economico entro la fine dell’anno, il fiscal drug potrebbe essere più severo delle stime. Nel medio termine, gli attuali programmi non sono, infatti, ancora sufficienti per stabilizzare il rapporto debito/pil, una situazione che potrebbe pesare sulla fiducia e sul rating Usa.