Usa: S&P taglia a sorpresa outlook su deterioramento conti pubblici. Mercati depressi

Inviato da Redazione il Lun, 18/04/2011 - 16:48

Mancavano meno di 30 minuti al suono della campana a Wall Street, quando Standard & Poor's ha letteralmente scosso i mercati. Cogliendo tutti di sorpresa, l'agenzia di rating internazionale si è mossa sull'outlook degli Stati Uniti, portandolo a negativo dal precedente stabile, e confermando il rating "AAA". Una decisione, si legge nella nota odierna, che riflette il deterioramento dei conti pubblici. Così facendo il focus sul debito si sposta dal Vecchio continente, alle prese ormai da tempo con i timori sui Paesi periferici, agli Stati Uniti che fino a questo momento si erano tenuti alla larga da questi problemi.  La mossa h messo sotto pressione i mercati finanziari e non solo: dalle Borse europee che hanno ampliato le perdite, agli stessi listini statunitensi che hanno iniziato l'ottava con ribassi intorno all'1%. Immediato anche l'impatto sul forex: poco dopo l'annuncio l'euro/dollaro è tornato a salire a 1,434 dollari.

"L'economia Usa è flessibile e fortemente diversificata e le politiche monetarie del Paese hanno sostenuto la crescita della produzione, contenendo le pressioni inflazionistiche", spiegano gli analisti nella nota odierna aggiungendo che esiste tuttavia "un rischio materiale" che i policy-maker americani non riescano a raggiungere un accordo su come affrontare le sfide di bilancio nel medio e lungo termine entro il 2013". "Se un accordo non venisse raggiunto entro tale data - proseguono da S&P - questo potrebbe rendere il profilo fiscale degli Stati Uniti significativamente più debole rispetto alle altre economie che hanno la 'tripla A'".

"Nel breve termine l'impressione è che la decisione di S&P sugli Stati Uniti sia un warning, un sollecito per le parti politiche per affrontare congiuntamente il tema dell'innalzamento del debito". Questo il commento a caldo che arriva da un economista interpellato da Finanza.com. "S&P si è mostrata scettica - prosegue l'esperto - che le due parti trovino un accordo prima delle elezioni di novembre 2012". Con la decisione dell'agenzia di rating internazionale si incrocia da una sponda all'altra dell'Atlantico il tema del debito sovrano, che negli Stati Uniti è sicuramente più blando.  E adesso la palla, sia in Europa sia in America, passa nelle mani della politica.

Ma gli Stati Uniti prontamente hanno ribattuto. La decisione di S&P di abbassare l'outlook sugli Usa "sottovaluta l'abilità dei leader del paese di accordarsi per affrontare le difficile sfide fiscali della nazione". Questo il commento diffuso dal Tesoro Usa a seguito della decisione dell'agenzia statunitense. "S&P conferma la tripla A sugli Usa, ma enfatizza l'importanza di una tempestiva cooperazione bipartisan e un'azione sulla riforma fiscale", si legge nella nota. "Così come annunciato settimana scorsa dal Presidente, affrontare l'attuale situazione fiscale rientra nelle nostre capacità - continua la nota elaborata da Mary Miller, assistente al Tesoro per i mercati finanziari - L'economia americana si sta rafforzando e sta emergendo dalla recente recessione".

Settimana scorsa, infatti, il presidente americano, Barack Obama, ha annunciato tagli alla spesa pubblica per 4mila miliardi di euro, da attuare in 12 anni. Un piano che verrà attuato a tappe intermedie con l'obiettivo di abbassare il rapporto deficit/Pil del 2,5% entro il 2015 e del 2% entro il 2020. Un target ambizioso, visto che il rapporto si aggira intorno al 10% e, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, raggiungerà quest'anno il 10,8%. L'argomento è destinato a rimanere al centro del dibattito almeno fino a metà maggio, quando dovrà essere deciso l'innalzamento del tetto per l'indebitamento, per scongiurare il rischio di insolvenza. Il debito pubblico americano ha raggiunto i 14.216 mila miliardi di dollari, attestandosi solo 78 miliardi sotto al tetto fissato a 14.294 mila miliardi di dollari.

La questione del debito sovrano è tornata a conquistare la scena a livello mondiale proprio nel giorno in cui la Commissione Ue, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale hanno avviato la discussione con il Portogallo per il salvataggio. La base per i negoziati saranno i piani di austerità del governo, che potrebbero essere più severi di quelli già respinti dal Parlamento a marzo. La scorsa settimana il ministro delle finanze portoghese, Teixeira Dos Santos, si è augurato che il prestito (si stima intorno a 80 miliardi di euro) sia ultimato e approvato a metà maggio, in tempo per coprire le esigenze di finanziamento a partire da giugno. E sempre in terra euro si sta intensificando la discussione sulla necessità o meno di ristrutturazione del debito greco.
 
(Valeria Panigada e Daniela La Cava)
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