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Usa sotto il riflettore in attesa delle dichiarazioni di Obama

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Nel giorno in cui la Federal Reserve diramerà le proprie decisioni di politica monetaria (ore 20.15, scontato tassi invariati a quota 0,25%) gli operatori guardano con preoccupazioni agli Usa e alle possibili ripercussioni delle parole di Barack Obama che nella tarda nottata dovrebbe annunciare un importante blocco alla spesa pubblica americana per i prossimi tre anni. Il Presidente, stando alle anticipazioni rilasciate da alcuni quotidiani finanziari internazionali, dovrebbe mettere in atto un importante giro di vite alla voce spese per cercare di riportare sotto controllo i conti statali che hanno raggiunto livelli estremamente preoccupanti. Gli unici settori esclusi dallo stop sarebbero difesa, sicurezza nazionale e politica estera. Se confermate, queste indicazioni potrebbero fornire un ulteriore spinta al dollaro statunitense sui mercati valutari preconfigurando ulteriori mosse nell’ottica di exit strategy più volte preannunciate dagli organismi di controllo americani.

Fra le altre valute da monitorare segnaliamo la sterlina inglese che accusa ancora debolezza dopo il dato annunciato vigilia relativo al prodotto interno lordo del quarto trimestre 2009. Autorevoli analisti hanno sottolineato come gli UK siano stati gli ultimi all’interno dei paesi del G7 a uscire dalla recessione. Un fattore che denota come l’economia britannica rimanga particolarmente debole con la ripresa che stenta a riprendere.

Chi non soffre di questi problemi, stando alle dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, sono i paesi emergenti, il vero motore della ripresa economica globale. Secondo l’Istituto il 2010 vedrà infatti una crescita poderosa negli emerging markets trainati in particolare dalla Cina (stima +10% del Pil); la ripresa sarà invece molto più modesta in America (2,7%) e quasi impercettibile nell’Eurozona (1%).

Da segnalare intanto la mossa espansiva attuata nella mattinata dalla banca centrale islandese. L’istituto ha tagliato i tassi di riferimento di mezzo punto percentuale portandoli a quota 9,5%. La mossa arriva dopo le perplessità sullo stato dell’economia del Paese che risente della debolezza registrata da paesi economicamente vicini come Olanda e Regno Unito.

Marco Berton