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Usa: la ripresa rallenta e la Fed torna ad acquistare titoli di Stato

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Tassi fermi e che rimarranno “a livelli eccezionalmente bassi” per “un periodo prolungato” a fronte di una ripresa che potrebbe essere più fragile del previsto e con un mercato immobiliare che resta sempre “depresso”. A dirlo è la Federal Reserve al termine della consueta riunione del Fomc, in cui è stato deciso di mantenere invariati i tassi di interesse al minimo storico compreso tra lo 0 e lo 0,25%.

“Il ritmo della ripresa è rallentato negli ultimi mesi. I consumi da parte delle famiglie stanno aumentando in maniera graduale, rimangono tuttavia frenati dall’alta disoccupazione, dalla modesta crescita dei redditi e dalle difficili condizioni in cui versa il credito”, spiega l’istituto guidato da Ben Bernanke. Non solo. La banca centrale statunitense aggiunge: “Le spese in apparecchiature e software da parte delle società stanno salendo, mentre gli investimenti in strutture non residenziali continuano a rimanere deboli e le aziende sembrano essere sempre riluttanti nelle assunzioni”. E il credito bancario continua a contrarsi.

 

Per favorire e supportare la ripresa economica in un contesto di stabilità dei prezzi, il Comitato ha annunciato che tornerà ad acquistare i titoli di stato a lungo periodo. La manovra prevede dunque il reinvestimento delle cosiddette mortgage backed securities in scadenza (titoli obbligazionari garantiti da mutui ipotecari) in titoli del Tesoro a lungo termine. L’obiettivo rimarrà l’attento monitoraggio delle prospettive economiche e gli sviluppi finanziari e se fosse necessario la Fed e “utilizzerà tutti gli strumenti per promuovere la ripresa economica e la stabilità dei prezzi”.

 

Un annuncio che ha migliorato l’umore Oltreoceano. Da quel momento in poi gli indici a stelle e strisce hanno iniziato il recupero, riuscendo a ridurre le perdite. Non è bastata però la Fed a spazzare via le vendite. Wall Street ha comunque archiviato le contrattazioni in flessione, con il Dow Jones che ha ceduto lo 0,51% a 10.644,25 punti. Giù anche il Nasdaq che ha lasciato sul parterre l’1,24% a 2.277,17 punti e lo S&P 500 in flessione dello 0,60% a 1.121,06 punti. Gli investitori hanno apprezzato soprattutto la decisione della Fed di tornare ad acquistare titoli di stato di lungo periodo.

Di contro il pessimismo della Fed circa l’attuale contesto di crescita economica ha indebolito il dollaro nei confronti dello yen e oggi i timori di un più marcato rallentamento economico stanno frenando i mercati azionari. In Asia il Nikkei ha ceduto quasi il 3% complice il rafforzamento
dello yen. Risveglio in territorio negativo anche per le principali Borse del Vecchio continente. In avvio di contrattazioni il Ftse100 cede lo 0,93% a 5324 punti, mentre il tedesco Dax indietreggia dell’1,02% a 6223 punti. Partenza in rosso anche per il Cac40 in calo dello 0,74% a 3701 punti.