Usa: Obama sferra duro colpo alle banche, limiti al trading e controllo dimensioni

Inviato da Valeria Panigada il Ven, 22/01/2010 - 10:43

Duro colpo alle banche americane. A sferrarlo è stato il presidente Barack Obama che ha annunciato ieri la proposta di fissare nuovi e più stringenti limiti al trading delle istituzioni finanziarie, mettendo un freno anche alle dimensioni dei gruppi.

"Il sistema finanziario è oggi molto più stabile di quanto non fosse un anno fa. Tuttavia opera ancora in base alle stesse regole che lo hanno quasi portato al collasso", ha detto ieri pomeriggio l'inquilino della Casa Bianca, prima di illustrare alcune linee guida del piano di revisione dei regolamenti che dovrà essere poi approvato in sede legislativa. Sono due le proposte che dovranno integrare la riforma del sistema finanziario già varata dalla Camera e che deve passare il giudizio del Senato.

La prima riguarda il controllo delle dimensioni degli istituti di credito per evitare il rischio emerso più volte nel corso della crisi del "Too Big to Fail". "Mai più il contribuente americano sarà ostaggio di una banca troppo grande per fallire", ha dichiarato Obama. Il secondo intervento invece punta a ridurre l'attività di trading degli istituti. In particolare il piano presidenziale vieterà alle holding bancarie di possedere e sponsorizzare hedge fund e società di private equity. Non solo. Le banche non potranno nemmeno usare i depositi dei clienti per operazioni di trading in proprio.

Le dichiarazioni del presidente Usa hanno scatenato ieri un sell-off generale sui titoli del comparto bancario (-5,49% Citigroup, -6,19% Bank of America, -6,59% Jp Morgan e anche Goldman Sachs ha ceduto oltre 4 punti percentuali nonostante i numeri migliori delle attese). "Il piano di Obama è possibile ma avverrà con un costo", commentano oggi gli analisti di Jp Morgan, che confermano la loro preferenza per le banche di credito rispetto a quelle di investimento (che verranno coinvolte dalla riforma). La nuova regolamentazione genera sull'intero sistema finanziario una forte incertezza. Il broker statunitense stima per il 2011 un impatto medio negativo sull'utile per azione (Eps) degli istituti del 21%. In particolare, a correre un maggior rischio sarà Goldman Sachs per via "del suo forte business di investimento, con un potenziale effetto negativo del 27% sull'Eps 2011".

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