Usa, nel 2013 crescita dell’1,9%, disoccupazione al 7,7% (analisti)

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Riceviamo e pubblichiamo un estratto dell’outlook 2013 di Stuart Thomson, Capo Economista e co-manager del fondo Ignis Absolute Return Government Bond,di Ignis Asset Management.

“Siamo ormai a metà di una fase decennale, caratterizzata da inflazione volatile ed espansione limitata, cioè una crescita zero comunque positiva, ma al di sotto del potenziale produttivo. La crescita globale manterrà questo trend almeno fino al 2018, anche se l’economia sarà più vicina alla piena potenzialità produttiva, seguendo il deleveraging e le politiche monetarie ultra-accomodanti delle banche centrali.

Il consensus sugli Stati Uniti è troppo pessimista

Nel corso dell’ultimo periodo si è registrato un netto miglioramento delle aspettative per l’economia mondiale, con attese di ricadute positive sui dati dei prossimi due mesi. Per quanto riguarda l’economia degli Stati Uniti, nel 2013 si prevede una crescita dell’1,9%, con un tasso di disoccupazione medio che dovrebbe attestarsi intorno al 7,7%. Si prevede anche un’accelerazione costante per tutto l’anno, anche se i dati sul primo trimestre saranno attenuati dal fiscal cliff e da una politica fiscale più restrittiva. Secondo noi questo scenario è eccessivamente pessimista. Le previsioni di consenso dovrebbero risalire al 2,6% in pochi mesi, in linea con la view rialzista secondo cui la crescita annua nella seconda metà del 2013 arriverà al 3%.

L’impatto delle operazioni di stimolo giapponesi

Secondo le stime degli analisti, le economie emergenti, guidate da Cina e Brasile, dovrebbero tornare al loro potenziale produttivo nel corso del 2013, lasciando l’Europa come fanalino di coda. Aumento della liquidità, differimento degli obiettivi di disavanzo e minaccia di un acquisto massiccio di titoli di Stato della zona euro da parte del Giappone, rischiano poi di portare a una presa di rendimento man mano che le previsioni sul rischio sistemico si ridurranno.

Le operazioni di stimolo da parte del Giappone potranno inoltre spingere il consensus verso l’ipotesi di una crescita più decisa del Giappone e perfino di una maggiore liquidità a livello globale.

 
Il tasso di disoccupazione USA

Il tasso di disoccupazione è già sceso dell’1,7% nel corso del 2012 e dubito che questo ritmo rallenti così rapidamente da soddisfare le previsioni della banca centrale. Infatti, se si proietta l’andamento del recente calo sui primi mesi del 2013, il tasso di disoccupazione si attesterà al 7,0% verso la metà dell’anno. Ciò aumenterà la pressione sulla Fed verso la fine del quarto trimestre e dovrebbe portare a tassi forward più elevati già in primavera ed estate. Tutto ciò, insieme all’apprezzamento del dollaro nei confronti di yen ed euro, agirà come un vincolo sull’attività economica nel corso dell’anno.

Deleveraging e austerità      

Le caratteristiche di questo periodo di inflazione volatile e bassa crescita si confermano essere una riduzione dell’indebitamento e misure di austerità. Questi freni sono bilanciati da tassi di interesse ultrabassi e politica monetaria espansiva. La storia dimostra che dopo un grave tracollo finanziario, si verifica un lungo periodo di deleveraging che porta a una crescita debole e volatile. Il deleveraging è ancora un fattore importante, ma il miglioramento delle condizioni finanziarie nel corso degli ultimi mesi nel Regno Unito e in Europa attenuerà la riduzione dell’indebitamento.

Ridelineare il disavanzo in Europa

I governi in Europa stanno cercando di rimodellare i propri disavanzi deficit di bilancio. E’ probabile che alla Francia sarà concessa una proroga di un anno per raggiungere il suo obiettivo di riduzione del disavanzo, mentre a Spagna e Portogallo dovrebbero essere concessi altri due anni. Allo stesso modo, l’Irlanda dovrebbe rinegoziare il suo “pagherò”. Questo riduce, ma non elimina, il paradosso della parsimonia, e significa che la crescita europea sarà probabilmente di poco inferiore allo zero. La fiducia dovrebbe migliorare nei prossimi mesi; comunque un sentiment migliorato potrà essere accompagnato da un apprezzamento dell’euro nei confronti di yen e dollaro USA.

Valute

Si prevede che nella prima metà dell’anno lo yen sarà la valuta con la peggior performance a livello globale, mentre l’euro potrebbe esserlo nella seconda metà dell’anno. Per quanto riguarda il dollaro, nel corso del 2013 dovrebbe terminare il lungo periodo ribassista, per lasciare il posto a un periodo rialzista altrettanto lungo”.