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Usa: meno paura sul tetto del debito ma resta il rischio di un downgrade

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Riceviamo e pubblichiamo il commento di Jean-Baptiste Pethe, American Economist – Exane BNP Paribas sulla decisione americana di rinviare i termini sul tetto del debito. Secondo l’analista, diminuiti i rischi sul tetto del debito, permangono i rischi sul downgrade del debito e su un blocco del paese. Il mercato é ancora troppo ottimista sulla crescita americana nel 2° semestre 2013.
 
“La Camera dei rappresentanti statunitense ha adottato una proposta di legge, che, tenuto conto della bassa opposizione dei democratici, dovrebbe diventare velocemente legge, per sospendere il tetto del debito fino al 19 maggio. Grazie a tale accordo la prospettiva di un default tecnico degli Stati Uniti é stata rinviata fino all’estate dato che il Tesoro puo’ contare su strategie contabili che permettono all’organismo di continuare nell’attività di prestiti ancora per qualche mese. I Repubblicani hanno, dunque, capito che non possono più utilizzare la minaccia di un probabile default del paese e di una nuova crisi finanziaria come leva politica.
 
Pur rinviando la scadenza sul tetto del debito, il Congresso si troverà di fronte a due importanti scadenze cioé quella relativa al taglio automatico delle spese prevista per il 1° marzo e il termine delle spesa per le autorità governative fissata per il 27 marzo. Senza dimenticare che se il Senato non approverà il bilancio entro il 15 aprile, i politici americani dovranno anche affrontare la discussione sulle ritenute da applicare agli stipendi del Congresso. La proposta dei repubblicani sul bilancio, che hanno ampio spazio per ottenere la riduzione delle spese che esigono, potrebbe essere più severa delle precedenti dato che l’attuale obiettivo dell’ala politica é risanare il debito entro 10 anni vs il 2030 come precedentemente annunciato. Tali elementi ci portano a ritenere che nei prossimi mesi si tornerà a parlare del downgrade del debito e di un blocco governativo.
 
Il rinvio del tetto del debito, eliminando nell’immediato l’incertezza sui mercati, dovrebbe mantenere l’appetito per il rischio sul breve termine. Va evidenziato che il taglio automatico della spesa previsto nel sequester riduce gli importi in gioco del fiscal cliff (0,6 % vs 4,5 % del Pil). Tuttavia l’assenza di fiscal cliff o di minaccia di default potrebbe rendere ancora più difficile trovare un compresso in tema di bilancio. Di conseguenza, il taglio della spesa per quest’anno potrebbe essere superiore rispetto a quello da noi stimato (0,4% del Pil) ponendo rischi sulla crescita sull’anno in corso. Per tal motivo continuiamo a ritenere che l’attività economica americana possa essere fonte di delusioni nella seconda parte dell’anno”.