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Usa: Internet, portali nuovo oggetto del desiderio

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Rupert Murdoch possiede giornali e televisioni in quattro continenti, ma il suo nuovo obiettivo strategico sembra essere l’acquisto di portali internet da aggiungere alle innumerevoli sigle che compongono il suo impero. Il magnate ha chiarito la sua nuova posizione nel corso di una conferenza organizzata dalle principali testate giornalistiche del mondo. ‘ Come voi, anch’io ho aspettato con calma che la rivoluzione digitale evaporasse ‘, ha affermato Murdoch dinanzi ad una folla di direttori di giornali, ‘ ma invece di perdere forza, internet sta conquistando il pubblico che diserta la stampa tradizionale, ed è il segmento più dinamico del mercato pubblicitario’.

News Corp, il gruppo di Murdoch, ha investito 1.500 milioni di dollari (circa 1.278 milioni di euro) nell’acquisto di portali che provvederà a raggruppare in una divisione trasversale dei suoi mezzi di comunicazione. Una delle ultime acquisizioni è il sito Myspace.com ( inserito nel segmento delle ‘reti sociali on line’), che può contare su 35 milioni di utenti registrati. IGN Entertainment, altro acquisto di Murdoch, è un portale specializzato in videogiochi. L’idea base consiste nel configurare un’aggregazione di utenti, caratterizzati da diversi interessi, ma uniti dalla voglia di sostituire internet ai mezzi di comunicazione tradizionali.

Sunner Redstone, capo del conglomerato Viacom (che tornerà a chiamrsi CBS), è un altro grande imprenditore convertito ad internet. Dopo aver perso la battaglia per il controllo di Myspace eIGN, Redstone si è dovuto accontentare del portale per bimbi Neopets, ma continua a cercare di rafforzare la sua divisione dedicata all’intrattenimento digitale.

In siffatto contesto, appare poco probabile che Time Wraner si lasci scappare il controllo di America On Line ( che tanto è costata ai suoi azionisti). Tuttavia, il management di Time Warner si è detto disponibile a instaurare delle alleanze basate sulla condivisione di contenuti. Disney, l’altro grande del settore, sta scontando gli effetti della falsa partenza del suo portale Go.com.

Le tendenze che fanno da supporto al trend sono due. Da un lato, l’impennata del numero di connessioni adsl ( la possiede il 44% delle famiglie statunitensi), sta trasformando internet in un canale idoneo alla diffusione di prodotti audio- visivi. La seconda tendenza è data dall’incremento della raccolta pubblicitaria on line. Secondo i dati diffusi da Merrill Lynch, la pubblicità on line ha fatturato 9.600 milioni di dollari ( 8.200 milioni di euro) nel 2004, e per il futuro potrebbe crescere ad un ritmo quattro volte superiore a quello registrato dai media tradizionali.

Uno studio realizzato dalla Ondine Publishers Association ha rivelato che gli utenti statunitensi hanno dedicato 264 milioni di Usd all’acquisto di contenuti di intrattenimento on line, e 39 milioni di Usd per quelli dedicati all’informazione. Queste cifre spiegano la nuova attitudine delle testate giornalistiche a migliorare i contenuti dei propri siti web. The New York Times è un buon esempio: secondo i dati diffusi dal quotidiano Usa, il numero di persone che leggono l’edizione digitale sarebbe maggiore di quello che sfoglia il quotidiano cartaceo. La pubblicità on line cresce al ritmo del 29,3% annuo, quella cartacea al 9,4%. Queste sono le ragioni che hanno determinato l’acquisto del portale about.com. About.com ha portato solo 14,2 milioni di introiti al gruppo The New York Times nel terzo trimestre del 2005, ma la cosa più interessante è il ritmo di crescita dei suoi profitti (+67% contro lo 0,4% del quotidiano).

Anche la Dow Jones, proprietaria del The Wall Street Journal (1.800.000 lettori del quotidiano e 700.000 sottoscrittori a pagamento della versione digitale), ha accresciuto la sua scommessa per internet con l’acquisto del portale MarketWatch ( dedicato all’informazione finanziaria). I quotidiani regionali cercano di adattarsi come meglio possono al nuovo trend. Un nutrito gruppo di azionisti sta mettendo sotto accusa l’operato dei vertici del Knight Ridder (secondo gruppo della carta stampata in Usa), per non aver intuito il cambiamento in corso. E’ singolare che questo accada alla società che pubblica il San Josè Mercury, quotidiano preferito dagli abitanti della Silicon Valley. A cura di www.fondionline.it