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Usa: focus su dati lavoro, rafforzeranno le aspettative di un rialzo tassi Fed a dicembre?

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Archiviata la Banca centrale europea, ora si guarda alla Federal Reserve, la cui riunione è in programma il prossimo 16 dicembre. Le aspettative di un rialzo dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana potrebbero rafforzarsi oggi, con i dati sul mercato del lavoro Usa relativi a novembre. Alle 14.30 ore italiane verranno infatti diffusi il tasso di disoccupazione, la variazione delle buste paga nei settori non agricoli (le cosiddette non-farm payrolls) e la variazione del salario medio. 
Nei giorni scorsi il presidente della Fed, Janet Yellen, ha espresso in maniera esplicita la possibilità di rialzare i tassi negli Stati Uniti. Il rischio, secondo la Yellen, è infatti che se si dovesse “rimandare l’inizio della politica di normalizzazione per troppo tempo, si finirebbe per dover stringere la politica monetaria bruscamente al fine di mantenere l’economia sopra gli obiettivi e questo brusco inasprimento potrebbe perturbare i mercati finanziari e, magari, spingere l’economia Usa in recessione. 

Cosa si aspettano gli analisti dai dati di oggi
E’ necessario però che i dati macro, a partire da quelli in uscita oggi, dimostrino che l’economia americana sia sufficientemente robusta. “Noi crediamo che lo faranno – afferma James Knightley, analista di Ing – e questo rafforzerà le aspettative per un aumento dei tassi di 25 punti base nella riunione del 16 dicembre”. Secondo l’analista infatti le indicazioni macro giunte questa settimana non hanno deluso: le componenti dell’indice ISM hanno mostrato una crescita, il sondaggio ADP sulla variazione degli occupati è stata superiore alle aspettative e le richieste di sussidi alla disoccupazione hanno continuato il loro trend discendente. “Pertanto – snocciola Knightley – prevediamo che le non-farm payrolls mostrino una crescita di quasi 200mila unità e il tasso di disoccupazione rimanga al 5%”. A deludere, secondo l’esperto di Ing, potrebbe essere l’aumento del salario medio, che potrebbe rallentare al 2,3% dal precedente 2,5%.