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Usa: Fed, vince la linea morbida. Costo del denaro confermato ai minimi storici

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Alla fine a prevalere è stata la prudenza. Alla luce delle tensioni arrivate nelle ultime settimane dall’Asia e di un outlook economico globale che continua a regalare incertezze, la Banca centrale statunitense con una maggioranza di 9 membri contro 1 ha confermato il costo del denaro nel range 0-0,25%. La decisione del Fomc (Federal Open Market Committee), in linea con le attese del mercato, è stata accolta negativamente dagli operatori a Wall Street dove, pochi minuti dopo l’annuncio, i tre indici hanno azzerato i guadagni: il Dow Jones e lo S&P500 quotano in parità mentre il Nasdaq segna un +0,1%. -0,28% per l’indice del dollaro mentre il rendimento dei Treasury scende del 2,65% al 2,24%.

Poco prima dell’annuncio solo il 32% degli interpellati da Bloomberg stimava un incremento del costo del denaro, contro il 48% di un mese fa e il 68% di marzo. Le probabilità di alzare i tassi crescono in occasione del meeting di fine ottobre (44,2%), di metà dicembre (62,1%) e di quello in calendario il 27 gennaio (68,1%).

Nelle ultime settimane appelli al rinvio della stretta sono arrivati prima da parte di grandi nomi del calibro dell’ex segretario al Tesoro Larry Summers e del managing director del Fondo Monetario Christine Lagarde, poi è stato il turno degli economisti e infine è stata la volta degli investitori: tutti concordi nel ritenere che non è ancora il caso di varare il “liftoff”, di avviare cioè il processo di normalizzazione del costo del denaro della prima economia.

A prevalere è stata la difesa dello status quo in attesa che si diradino le nubi sui mercati finanziari. Se da un lato i fondamentali economici statunitensi suggerivano di approfittare di questo meeting, il tasso di disoccupazione ad agosto è sceso al 5,1% e la crescita economica si è spinta al 3,7%, dall’altro le turbolenze in arrivo dall’Asia (e più in generale dai mercati emergenti), le ridotte pressioni inflazionistiche e la consapevolezza che la Bce è pronta a stimolare ulteriormente l’economia europea hanno finito per far prevalere la prudenza.

La Fed, si legge nel comunicato diffuso poco fa, ha confermato il costo del denaro a causa di “sviluppi dell’economia globale e dei mercati finanziari”. Si tratta, continua la nota, “di fattori che potrebbero zavorrare l’economia e incrementare le pressioni ribassiste sui prezzi”. Secondo le stime della banca l’inflazione fino al 2018 non raggiungerà il target del 2%.

Entro fine anno il costo del denaro è visto dalla Fed allo 0,4% e quindi potrebbe significare che, nelle condizioni attuali, nella restante parte del 2015 potremmo anche assistere a due strette (27-28 ottobre e 15-16 dicembre). Il tasso sui Federal Funds è stimato all’1,4% nel 2016, al 2,6% nel 2017 e al 3,4% nel 2018 (tutti i dati sono stati rivisti al ribasso). La view sul lungo termine è al 3,5%, contro il 3,8% atteso a giugno.