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Usa: la crescita dei posti di lavoro spinge il tasso di disoccupazione sotto l’8%

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Inattesa discesa del tasso di disoccupazione a stelle e strisce. Il Dipartimento del Lavoro statunitense ha annunciato che, dopo 42 mesi, a settembre il tasso di disoccupazione della prima economia è sceso sotto la fatidica soglia dell’8% attestandosi al 7,8%. Si tratta del secondo calo consecutivo e del livello minore dal gennaio 2009. Gli analisti avevano previsto un incremento di 10 punti base all’8,2%.

“Per la prima volta negli ultimi tre anni e mezzo -ha commentato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG- il tasso di disoccupazione è sceso sotto all’8%, in netto calo rispetto alle stime della Fed a fine anno (8%-8,2%)”. “Ci aspettiamo però -continua Longo- che questo trend di recupero possa smorzarsi nel corso dei prossimi mesi in scia del rallentamento dell’economia globale e del fiscal cliff”.

I posti di lavoro creati ai massimi dal 1983
La contrazione del tasso di disoccupazione è attribuibile ai nuovi posti di lavoro creati, pari a 873 mila, l’incremento maggiore degli ultimi 29 anni. In linea con le stime il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (c.d. non farm payrolls), salito il mese scorso di 114 mila unità (consenso +111 mila). Gli analisti stimano che una crescita delle buste paga di 100 mila unità sia necessaria solo per tenere testa all’incremento demografico della forza lavoro.

Il settore privato, che registra incrementi delle buste paga dal marzo 2010, ha evidenziato un saldo positivo di 104 mila unità mentre il settore pubblico ha aumentato le payrolls di 10 mila unità. Il comparto manifatturiero ha registrato un calo di 16 mila posti di lavoro mentre il settore delle costruzioni ha evidenziato una crescita di 5 mila unità. Bene anche l’healthcare (+44.500) ed i trasporti (+17.100).

Il Dipartimento del Lavoro ha inoltre rivisto al rialzo per 86 mila unità i dati relativi luglio e agosto. Nel primo caso il saldo delle payrolls passa da +96 a +142 mila mentre nel secondo da 141 sale a 181 mila unità. Segno più anche per il salario medio orario, salito di 7 centesimi a 23,58$, e per le ore settimanali lavorate, in crescita di 0,1 ore a 34,5.

Atteso avvio positivo per i listini a Wall Street, segno meno per l’oro
Il calo del tasso di disoccupazione sotto l’8%, una notizia che farà particolarmente piacere al presidente Obama, in difficoltà nella sfida contro il repubblicano Romney, sta spingendo al rialzo i future sugli indici a Wall Street. In questo momento i derivati su Dow, S&P e Nasdaq avanzano dello 0,4%. Segno meno invece per l’oro, in calo di un punto percentuale a 1.786 e per il greggio, -0,8% a 91$.

Le commodity risultano penalizzate dal fatto che un miglioramento del mercato del lavoro potrebbe indurre la Banca centrale statunitense a rivedere il nuovo piano di allentamento quantitativo, l’open-ended QE3. “Forse -ha dichiarato Rob Carnell, economista di ING- la Fed potrebbe modificare l’attuale politica già a partire dal meeting del 12 dicembre”. “Per ora -continua Carnell- non sono necessarie modifiche”.