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Usa: creati solo 20.000 posti lavoro a febbraio. ING: ‘dato troppo brutto per essere vero’

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Sorpresa negativa a Wall Street: nel mese di febbraio l’America ha creato solo 20.000 nuovi posti di lavoro, il numero più basso in 17 mesi, esattamente dal settembre del 2017.

Il dato, che conferma il rallentamento dell’economia Usa in un contesto di erosione dei fondamentali a livello globale, è stato decisamente peggiore delle attese degli analisti, che avevano previsto una crescita di 172.000 unità.

Il calo più forte dell’occupazione ha interessato il comparto edilizio, ed è stato pari a -31.000 unità dopo il rialzo di 53.000 unità a gennaio. A tagliare i posti di lavoro sono state anche le società di vendita al dettaglio e di spedizione.

Il report occupazionale sorprende mercati e analisti se si considera che, l’anno scorso, la crescita dell’occupazione è stata ogni mese superiore a +200.000 unità.

A gennaio, il rialzo è stato addirittura di 311.000 unità. I numeri di febbraio, per quanto sconfortanti, non mettono in dubbio la solidità del mercato del lavoro Usa, visto che le assunzioni sono ancora tali da garantire il calo del tasso di disoccupazione, sceso al 3,8% dal 4% precedente, nei pressi di quel 3,7% testato nel 2018 che rappresenta il minimo della disoccupazione in mezzo secolo.

Una notizia confortante è rappresentata inoltre dall’aumento dei salari orari che, in media, sono saliti di 11 centesimi a $27,66. La ragione è semplice: la scarsità dell’offerta di lavoro costringe le aziende a proporre salari e benefit più alti, nella speranza di convincere i dipendenti a rimanere, o per attrarre nuovi potenziali lavoratori.

Il trend sembra destinato a continuare, se si considera che, su base annua, le paghe sono aumentate al tasso più veloce dalla fine dell’ultima recessione del 2009, salendo al ritmo del 3,4%, rispetto al +3,2% di gennaio.

Nel commentare la reazione dei mercati Filippo Diodovich, market strategist di IG, ha fatto notare che “la reazione sui mercati è stata immediata”, e caratterizzata da un forte calo del dollaro sui mercati valutari. Tuttavia il dollaro ha recuperato poi terreno sulla scia del buon dato sulla crescita dei salari, che ha limitato le preoccupazioni sul deludente dato sui non farm payrolls”.

Solo 20.000 posti? ING sdrammatizza

A conferma della continua fiducia nei fondamentali economici degli Stati Uniti, James Knightley, responsabile economista globale di ING, scrive una nota dal titolo indicativo: “US February jobs report: Too bad to be true?. Ovvero: report occupazionale: troppo brutto per essere vero?”

“Dubitiamo che il report stia dicendo tutta la verità”, sottolinea Knightley, spiegando che, “sebbene l’economia americana stia facendo chiaramente fronte ad alcuni ostacoli, il report presenta molte incongruenze, visto che contraddice completamente altri numeri come il sottoindice dell’occupazione dell’ISM, il report dell’ADP e i numeri NFIB”.

Altro fattore significativo è che il report contraddice le stesse fonti della Federal Reserve. Il riferimento è all’ultimo Beige Book, da cui è emerso che “l’occupazione è aumentata nella maggior parte dei distretti” e che è stata ravvisata “una scarsità notevole della forza lavoro nelle posizioni di IT e nei settori tecnologico, manifatturiero, edilizio e ristorazione”.

“Potremmo in tal senso affermare – continua l’analista – che i numeri così deboli dell’occupazione si spiegano con il fatto che le aziende non sono riuscite a reclutare il personale di cui avevano bisogno. A tal proposito la National Federation of Independent Businesses (NFIB) ha reso noto nella giornata di ieri che una quota netta del 37% ha posti vacanti che non riesce a colmare, anche se tale asserzione sembra piuttosto il risultato di un errore di dati”.

Considerando anche l’aumento dei salari, continua la nota, emerge che “non siamo troppo preoccupati del report occupazionale, anche perché riteniamo che ci saranno revisioni o forti recuperi nel mese di marzo. Dopo tutto, la Corporate America appare in buone condizioni di salute e se gli Stati Uniti e la Cina riusciranno a risolvere le tensioni commerciali allora arriverà un fattore positivo chiaro per l’outlook della crescita globale”.

Insomma, a dispetto della stessa Fed, che si è descritta paziente nel percorso rialzista dei tassi di interesse, partendo dal presupposto che la crescita dei salari continuerà, sostenendo le spese e rafforzando le pressioni inflazionistiche, ING ritiene che ci siano ancora solidi presupposti perché Jerome Powell & Co alzino il costo del denaro durante l’estate. Una posizione – ammette Knightley – chiaramente in contrastato con quanto il mercato sta prezzando, visto che stanno aumentando le scommesse, più che su una stretta monetaria, su un taglio dei tassi”.

Ed è questa view pessimistica che il dollaro sta evidentemente scontando, visto che perde sia nei confronti dell’euro che dello yen. In particolare, il rapporto euro-dollaro torna a riposizionarsi oltre la soglia di $1,12 punti, dopo il minimo in 21 mesi testato immediatamente dopo il doppio annuncio della Bce di Mario Draghi, nella giornata di ieri.

Nei confronti della valuta giapponese, il biglietto verde perde più di mezzo punto percentuale, a JPY 111,01. Wall Street apre negativa: per l’indice S&P 500 è la quinta sessione consecutiva di ribassi.