Usa, allarme Fitch: tassa 20% su import rischio per debiti sovrani e Pil globali

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La proposta americana di imporre una tassa del 20% sulle importazioni –  includendo nel piano di riforma fiscale di Trump la disposizione nota come BAT (border adjustment tax) rappresenta un rischio per il mercato globale dei debiti sovrani. E’ l’allarme lanciato da Fitch.

L’agenzia di rating ritiene infatti che l’imposizione della tassa porterebbe il dollaro “ad apprezzarsi in modo molto sostenuto”, fattore che di per sé renderebbe più pesante, per i mercati emergenti, riuscire a onorare i debiti denominati nella valuta Usa. A tal proposito, secondo Fitch le economie che tra i mercati emergenti, hanno il valore più alto di debiti sovrani e corporate bond, in termini percentuali rispetto al Pil,sono Brasile, Argentina, Turchia, e Indonesia, Ancora l’introduzione della tassa creerebbe problemi a tutti quei rapporti di cambio legati al dollaro da un tasso fisso, provocando anche un aumento dei crediti deteriorati delle banche.

I problemi non finirebbero qui, in quanto la tassa peggiorerebbe anche le bilance delle partite correnti e la crescita del Pil per i paesi principali esportatori negli Stati Uniti, riducendo contestualmente i flussi degli investimenti diretti in Usa. Fitch ricorda che “gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato per le esportazioni di 22 paesi monitorati da Fitch, con il Messico e il Canada che si confermano i più esposti con esportazioni in Usa pari all’81% e al 77% del totale”.

Ma cosa è esattamente il BAT?  Un articolo recente di Cnbc parla della proposta presentata dallo speaker repubblicano alla Camera, Paul Ryan, definendola, essenzialmente, una norma con cui lo Stato eroga sussidi alle esportazioni, tassando allo stesso tempo le importazioni. 

Al momento, le aziende Usa sono chiamate a versare una tassa sui profitti che realizzano all’estero pari al 35%. L’applicazione della nuova formula fiscale tasserebbe il fatturato realizzato negli Usa (al netto dei costi domestici) con una tassa decisamente minore, pari al 20%. La conseguenza su base netta sarebbe un aiuto alle esportazioni e una tassa sulle importazioni pari al 20%.

La tassa trova tra i suoi oppositori soprattutto le società retail, visto che gran parte dei prodotti che vendono sono importati. E tra l’altro, più di un economista prevede che l’imposizione di tale tassa si tradurrebbe in un forte incremento del valore del dollaro, tra il 20 e il 25%.