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Ups, i manager europei sono realisticamente ottimisti sull’economia 2007

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Il 2006 è stato l’anno della ripresa e anche il 2007 si profila come promettente. E’ questo quanto emerge dalla sedicesima edizione della ricerca Ups Europe Business Monitor, curata dalla società numero uno al mondo nel settore delle spedizioni, che è andata a tastare il polso delle 15 mila principali aziende europee, attraverso interviste a 1.450 dirigenti. Dall’indagine è emerso che i tra i top manager delle big europee regna l’ottimismo.


In particolare, i dirigenti interpellati hanno detto di avere registrato nel 2006 una ripresa della situazione economica della loro azienda rispetto all’anno prima. Più precisamente, il 53% di loro ha riportato una performance della propria azienda in crescita, contro il 42% del 2005, il 51% del 2004 e il 40% del 2003. Dal saldo tra le risposte di chi ha riscontrato un miglioramento e quelle di chi ha riscontrato un peggioramento emerge che i manager in Spagna e nei Paesi Bassi si collocano in cima alla classifica, mentre i top manager del Belgio hanno riportato il rialzo più sensazionale. Per contro, restano indietro le aziende francesi, con un giudizio sulla performance aziendale degli ultimi 12 mesi positivo ma modesto.

E per il 2007 le previsioni restano rosee ma pur sempre realistiche: la maggior parte dei dirigenti intervistati da Ups ritiene che la situazione possa migliorare ulteriormente e ciò in contrasto con quanto accaduto l’anno scorso, quando la fiducia era calata. Tale ottimismo non può che riflettersi anche sul mercato del lavoro: le aziende prevedono per l’immediato futuro di mantenersi sullo stesso livello occupazionale o di crescere.


Tra i Paesi entrati nell’Unione europea nel 2004, la Polonia ancora una volta si conferma come quello che offre prospettive economiche di gran lunga superiori. Per quanto invece riguarda le prospettive per il commercio globale, la Cina e l’India sono i due mercati asiatici con le maggiori opportunità per le imprese europee.


Nel corso della presentazione della ricerca, tenutosi a Milano il 10 maggio, Paolo Catalfamo, amministratore delegato dell’American chamber of commerce in Italy, trattando il tema degli investimenti americani sia diretti sia indiretti nei Paesi europei, ha messo in luce come l’Italia si trovi un passo indietro. Il Belpaese infatti non riesce ad attrarre ingenti investimenti da oltreoceano e nella classifica europea si trova all’ultimo posto per quelli diretti e in penultima posizione per quelli indiretti (per lo più di private equity). Catalfamo ha poi concluso il suo intervento con un riferimento implicito ma abbastanza chiaro al recente caso Telecom Italia-At&t: “E’ molto importante che la politica non faccia ingerenze nelle decisioni di investimento delle società estere e quindi anche statunitensi, ma deve limitarsi a definire e a far rispettare le regole del gioco”.