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Unipol: il dopo Consorte parla toscano, con Campaini si cambia strategia

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“Noi siamo qui dal 1472 e facciamo i banchieri, abbiamo una prospettiva diversa, non come Consorte che vuole chiudere tutto in pochi mesi, così non ci troveremo mai”. Commentava così solo un mese fa un alto dirigente del Monte dei Paschi di Siena. Ora che Unipol conta i danni e che l’intero mondo cooperativo è in crisi di identità per l’emergenza dell’uscita del manager che ha costruito il miracolo Unipol, l’anima toscana diventa l’approdo più sicuro, il punto di riferimento da cui ripartire. E un dialogo tra le due sponde della finanza rossa, che proprio a causa dell’avventura su Bnl aveva toccato il minimo storico, sembra sul punto di trasformarsi in qualcosa di concreto. Ma su nuovi equilibri di potere che vedono i toscani capaci di dettare le condizioni e gli emiliani in difficoltà. Il punto di contatto si chiama Turiddo Campaini, presidente da oltre 32 anni di Unipol Firenze, che nel giro di pochi giorni è diventato azionista di rilievo di Mps e presidente di Finsoe, la holding che controlla Unipol. Unipol non è più il centro della galassia, il destino delle coop ormai si decide nelle due holding, Holmo e Finsoem che parlano un po’ di più toscano.