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Un’Unione europea più debole? Una minaccia soprattutto per i Sovereign Ratings

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Le elezioni in Spagna, che porteranno quasi sicuramente a un governo di coalizione, e il trionfo (di voti, ma non di risultati) di Marine Le Pen in Francia sono solo gli ultimi due fattori politici che hanno stimolato gli analisti di Standard&Poor’s a dare alle stampe un report da titolo, “Che cosa potrebbe accadere ai rating sovrani nell’ipotesi di un’Unione europea meno unita?”. La tesi è che un’inversione di tendenza verso una maggiore integrazione economica in Europa potrebbe potenzialmente peggiorare le valutazioni dei Paesi dell’Unione. “Siamo convinti che il processo di integrazione europea abbia migliorato il merito del credito sovrano nel corso dell’ultimo mezzo secolo e abbia veicolato la modernizzazione, la responsabilità istituzionale e il commercio transfrontaliero”, è il commento di Moritz Kraemer, Global Chief Rating Officer di S&P. Che aggiunge: “Nel corso del 2015 però abbiamo visto montare forze centrifughe all’interno dell’Ue“. 

Tabù infranto
L’uscita (scongiurata) dalla zona euro da parte della Grecia ha avuto un costo politico e finanziario molto alto, ma soprattutto ha infranto il grande tabù della costruzione europea, e cioè l’irreversibilità dell’uscita dalla moneta unica. Più concretamente, il Regno Unito ha annunciato che terrà un referendum – il primo nella storia dell’Ue – sul Brexit, ovvero, sull’uscita dall’Ue entro il 2017. 
Schengen a rischio
Nel frattempo la crisi dei rifugiati siriani e gli attentati dei terroristi islamici nelle capitali europee sta mettendo a dura prova la tenuta, quanto meno temporanea e parziale, del trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone. Diverse nazioni, tra cui Francia e Germania, hanno già reintrodotto i controlli alle frontiere. “Ci aspettiamo che queste restrizioni siano quanto meno moderate e che non impatteranno sui rating sovrani nell’Unione europea – dice Kraemer –  Tuttavia passaggi più drammatici, come l’abbandono dell’Ue (Brexit) o della zona euro (Grexit) avrebbero certamente conseguenze dirette sul credito sovrano: i rischi associati a tali eventi potrebbero indebolire la stabilità o le prospettive di crescita economica dei Paesi membri per diversi anni“.
Crisi rifugiati
Ma anche misure restrittive più lievi stimolate dalla crisi dei rifugiati potrebbero nel tempo avere un effetto sulle valutazioni. “La prevedibilità, la tempestività e la coerenza di una risposta collettiva alla crisi finanziarie future potrebbero essere minacciate da relazioni intergovernative complesse e dalla mancanza di una policy pienamente condivisa“, spiega Kraemer. S&P mette l’accento anche sulle pressioni che potrebbero essere impresse all’Unione europea in seguito all’ascesa dei partiti populisti e dei partiti euroscettici: “Queste forze potrebbero non essere così incisive negli sforzi strutturali, economici e di bilancio intrapresi dagli attuali governi”, conclude Kraemer.