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Union Investment, investire in Cina diversificando

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Nel 2003 la Cina ha guadagnato globalmente solo l’11% e si è dimostrata una delle piazze economiche più in difficoltà. “In realtà l’Hang Seng China Affiliated Index ha fatto registrare un incremento del 40% e l’H shares Index ha addirittura superato il 150%”, dice Elke Schoepple, gestore del fondo UniFarEast di Union Investment, “Sono proprio gli indici o i titoli che rientrano in queste categorie quelli su cui puntano gli investitori stranieri quando vogliono investire sul mercato cinese. Sono stati solo i mercati azionari A e B ad avere delle “brutte” performances. Per questo continuiamo a restare positivi nella valutazione dei dati legati al PIL e alla domanda di consumo. L’unico problema riguarda i Nonperforming Loans (prestiti in sofferenza) tra le banche cinesi. I settori a cui guardiamo con maggior interesse sono quelli collegati ai consumi e alle necessità di base di cui c’è ancora una fortissima richiesta in Cina. Nel prendere in considerazione un investimento in Cina bisogna continuare a muoversi in direzione di una decisa diversificazione. Il mercato cinese presenta un’alta volatilità e spesso non è così trasparente come possono esseri i mercati dei Paesi più sviluppati”.