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Unicredit: ok alla ricapitalizzazione da 7,5 mld, sottoscrizione della Libia

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Via libera alla ricapitalizzazione da 7,5 miliardi di euro. L’assemblea straordinaria di Piazza Cordusio ha approvato le misure di rafforzamento patrimoniale che “consentiranno – si legge nella nota diffusa dall’istituto di credito – di raggiungere, assumendo la piena applicazione delle previsioni di cui all’Accordo di Basilea 3, un Common Equity Tier 1 ratio superiore al 9% già nel 2012 e superiore al 10% nel 2015”.

In particolare, l’assemblea ha deliberato l’aumento di capitale in opzione a pagamento per 7,5 miliardi e la capitalizzazione della riserva sovrapprezzo delle azioni sottostanti ai Cashes tramite aumento di capitale sociale gratuito. La società prevede che l’aumento di capitale in opzione possa essere realizzato entro il primo trimestre 2012. Inoltre, l’assemblea ha approvato anche la cancellazione del valore nominale delle azioni (ordinarie e di risparmio) e il raggruppamento basato sul rapporto di 1 nuova azione ordinaria o di risparmio ogni 10 azioni ordinarie o di risparmio esistenti.

Ieri è arrivato anche il via libera dal governo italiano allo sblocco dei fondi, pari a 375 milioni di euro, a favore della Banca Centrale libica, socio al 4,9% di Unicredit. La decisione è giunta in occasione dell’incontro tra il presidente del consiglio italiano, Mario Monti, e il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil.

Malumori sono stati avvertiti all’indirizzo delle Fondazioni socie del gruppo. Cariverona, al 4,2% dell’istituto di credito, ha dato il suo assenso alla ricapitalizzazione “ancora un volta per senso di responsabilità, invitando la banca “a una severa riflessione che investa costruttivamente le cause interne ed esterne che hanno determinato le attuali necessità”. Astensione invece per la Fondazione Banco di Sicilia.

L’amministratore delegato del gruppo, Federico Ghizzoni, non ha infine escluso la possibilità di ricorrere alle operazioni di rifinanziamento a lungo termine della Banca centrale europea. Piazza Cordusio starebbe valutando infatti con attenzione questa possibilità anche se, a detta della stessa banca, non dovrebbe avere come oggetto importi significativi.