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Unicredit: ok all’aumento da 7,5 miliardi, no dividendi. Perdita da 10,6 mld nel trimestre

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Aumento di capitale, niente dividendi, utili a 6,5 miliardi di euro entro il 2015, maxi perdita di oltre 10 miliardi nel terzo trimestre. Sono questi gli elementi salienti dell’intensa giornata di Unicredit. Dopo essere stato sospeso prima dell’uscita dei comunicati, il titolo di piazza Cordusio mostra ora una flessione di circa 5 punti percentuali a 0,78 euro.

Aumento di capitale e niente dividendi

Il Consiglio di amministrazione di Unicredit ha approvato il lancio di un aumento di capitale in opzione a pagamento per un importo massimo di 7,5 miliardi di euro. Il management di piazza Cordusio prevede di realizzare la ricapitalizzazione entro il primo trimestre 2012. Tenendo conto della sottoscrizione dell’aumento di capitale e della ristrutturazione delle obbligazioni Cashes (2,4 miliardi saranno conteggiate nel Core Tier 1), il Core Tier 1 della banca milanese si attesta così al 10,35%. Nell’ambito del rafforzamento patrimoniale, i vertici di UniCredit hanno deciso di non distribuire dividendi durante il prossimo anno sui risultati del 2011. Il Cda ha inoltre deliberato di proporre all’approvazione dell’assemblea straordinaria un raggruppamento di azioni ordinarie e di risparmio basato sul rapporto di 1 nuova azione ordinaria o di risparmio ogni 10 azioni ordinarie o di risparmio esistenti.

Maxi perdita nel trimestre dopo svalutazioni

Unicredit ha chiuso i primi nove mesi del 2011 con una perdita netta di 9,32 miliardi di euro, dovuta alla maxi perdita di 10,64 miliardi del terzo trimestre riconducibile principalmente a svalutazioni su avviamenti per 8,67 miliardi. Ulteriori svalutazioni sono state effettuate su investimenti strategici (per 480 milioni di euro), sui titoli governativi greci (per 135 milioni) e su alcuni marchi (662 milioni). Escludendo queste svalutazioni, la perdita normalizzata del trimestre è pari9 a 474 milioni di euro. “La volatilità dei mercati ha negativamente influenzato in modo significativo l’andamento trimestrale dei risultati finanziari – si legge nella nota della banca milanese -, inducendo una perdita di negoziazione e l’aumento delle rettifiche nette su crediti. Soddisfacenti sono invece stati il contenimento dei costi operativi”.

Il margine di intermediazione ha raggiunto i 19,1 miliardi di euro nei primi nove mesi, in flessione del 2,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e 5,72 miliardi nel solo terzo trimestre, in calo dell’11,3%. Nel periodo gennaio-settembre il risultato netto della negoziazione risulta pari a 705 milioni di euro, in forte calo dai 999 milioni di un anno fa; nel terzo trimestre il risultato è negativo per 285 milioni, rispetto ad un saldo positivo di 290 milioni del secondo trimestre 2011. La banca è invece riuscita a contenere i costi operativi che nei primi 9 mesi sono rimasti sostanzialmente stabili a 11,66 miliardi di euro.

Il risultato di gestione si attesta nei primi nove mesi a 7,45 miliardi di euro, in calo del 6,9%, mentre nel terzo trimestre si è fermato a 1,85 miliardi, in flessione del 27% a causa dell’impatto negativo della perdita di negoziazione. Le rettifiche nette su crediti e accantonamenti per garanzie e impegni ammontano nel periodo gennaio-settembre a 4,53 miliardi, in riduzione da 5,14 miliardi dell’analogo periodo 2010. I crediti deteriorati lordi a fine settembre sono pari a 71,64 miliardi, con una crescita sul trimestre precedente del 2,5%.