Unicredit e Intesa Sanpaolo: la parola passa ai board, verso il no ai Tremonti Bond

Inviato da Titta Ferraro il Lun, 28/09/2009 - 15:53

Sarà un martedì caldo per le due big bancarie italiane. I consigli di Unicredit e Intesa Sanpaolo, entrambi in programma domani, saranno chiamati a decidere sui Tremonti Bond e tutto fa credere che entrambe sceglieranno delle vie alternative per provvedere al rafforzamento patrimoniale necessario.
Per l'istituto di piazzale Cordusio appare ormai scontata la decisione di procedere a un aumento di capitale da 4 miliardi di euro. Giovedì scorso l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, ha voluto rassicurare le fondazioni sull'operazione, garantendo loro un dividendo stabile. Le banche al lavoro sull'operazione di ricapitalizzazione sarebbero salite da quattro a sei e dovrebbero firmare il pre-underwriting, ossia il pre-garanzia, prima del 29 settembre. Secondo Il Messaggero il consorzio per l`aumento da 4 mld sarà guidato da Merrill Lynch e includerà Goldman Sachs, Credit Suisse, Mediobanca e Unicredit stessa. Il prezzo di emissione sarà a sconto del 30% sul TERP (il prezzo probabile che verrà raggiunto dopo l'aumento, ndr) e la negoziazione dei diritti potrebbe avvenire a gennaio. Le banche del consorzio si dovrebbero impegnare a garantire la sottoscrizione di 800 milioni a testa, garantendo così al 100% la chiusura dell'aumento a prescindere dalla partecipazione dei soci. Secondo le stime di Equita Sim l'impatto dell'aumento sul core tier 1 sarà dello 0,90%.

Meno certa la strada che verrà percorsa da Intesa Sanpaolo. "Le decisioni saranno prese domani", ha rimarcato oggi il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, riferendosi alla possibilità che i due consigli, di sorveglianza e di gestione, previsti nella giornata di domani, aderiscano o meno ai cosiddetti Tremonti Bond. Secondo le ultime indiscrezioni i 4 miliardi di euro di Tremonti-bond prenotati da Intesa non saranno più sfruttati e il rafforzamento patrimoniale avverrà da un lato attraverso le previste cessioni e dall'altro per mezzo di un prestito obbligazionario ibrido da 1-1,5 miliardi. E' invece da escludere la via di una ricapitalizzazione. L'istituto guidato da Corrado Passera ha già portato il proprio coefficiente Core Tier 1 sopra il 7% con la vendita di Findomestic e un rafforzamento ulteriore dovrebbe essere garantito dalla dismissione di Banca Fideuram (su cui pperò si sono raffreddati i negoziati con Exor).

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