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Unicredit: Ghizzoni trova la soluzione sull’assetto, ma per il mercato il rebus continua

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Ad un mese dall’addio di Alessandro Profumo, il cda di Unicredit e l’amministratore delegato, Federico Ghizzoni, hanno trovato la quadra sull’assetto di vertice. Per Roberto Nicastro si è aperta la porta della direzione generale, mentre l’altro deputy ceo, Sergio Ermotti si prepara ad uscire dal Gruppo e, in attesa di trovare il suo successore, gestirà ad interim il Corporate & Investment Banking. Paolo Fiorentino riempirà invece la casella di direttore operativo con responsabilità su IT, Back-office, Organizzazione, HR-Management e Identity & Communications.


Nel nuovo ruolo Roberto Nicastro che, negli ultimi tre anni, è stato deputy ceo con la responsabilità sul retail, dirigerà l’intero business di banca commerciale, che comprende i settori relativi alle famiglie e Piccole e Medie Imprese e il Private Banking nonché il Global Transaction Banking. Il direttore generale, il direttore operativo e il responsabile del Cib saranno a diretto riporto dell’amministratore delegato, così come il chief financial officer, il chief risk officer e il responsabile di Hr Strategy. Al Ceo riporteranno anche i country chairman di Germania e Austria. I country chairman di Italia e Polonia, nonché il responsabile della Cee (Central & Eastern Europe) saranno invece a riporto del direttore generale.

“Ho proposto al board la nomina di un d.g. con deleghe allargate al private banking e al global transactions, con responsabilità sulle due zone, Italia e Cee, Polonia inclusa. Così la macchina sarà più semplice e il gruppo conterrà i costi, delegando maggiori responsabilità alle reti e alleggerendo la struttura centrale”, ha spiegato così dalle pagine di Repubblica questa mattina Ghizzoni la scelta di nominare un unico direttore generale dopo la ridda di indiscrezioni che si sono succedute nelle ultime settimane ventilando un tandem Nicastro-Ermotti. E il mercato apprezza (Unicredit sale dello 0,48% a 1,8930 euro), anche se qualcuno lo fa avanzando delle riserve.


“Valutiamo positivamente la decisione di nominare un solo direttore generale. La scelta di Nicastro indica che verrà data più enfasi alla banca commerciale e questo è un’altra scelta che condividiamo”, commentano gli analisti di Equita. “Dopo un lungo tira e molla, si è finalmente trovata la soluzione sull’assetto di vertice: direttore generale unico, come auspicato dal mercato e dall’autorità di vigilanza, e chiara definizione delle responsabilità operative”, ribadisce Luca Comi di Centrosim, che azzarda: “i tentennamenti nascevano forse dall’esigenza di salvaguardare la tenuta dell’attuale management team”.

 

Ad ogni modo al di là dei giochi di simpatie e delicati equilibri che si stanno disegnando all’interno di Unicredit, per Comi “una soluzione di compromesso è sicuramente preferibile una scelta netta e ben delineata”. “La sorpresa è stata l’uscita di Ermotti, probabilmente legata alla proposta di un ruolo con poteri limitati a favore di Nicastro”, riconosce Anna Maria Benassi di  Banca Leonardo confermando su Unicredit il giudizio underweight con target price a 2,1 euro.

 

L’addio di Ermotti potrebbe generare speculazioni su un possibile turnaround della divisione CIB, che come ricorda l’esperta nel primo semestre 2010 ha contribuito per il 62% al utile operativo lordo consolidato di Unicredit. “La conseguenza cruciale sarà adesso disegnare la strategia del CIB in quanto il management dovrà rimaneggiarla per assicurare la profittabilità”.  Una visione che si respira anche a Mediobanca Securities.

 

“La nomina del nuovo management rimuove l’incertezza sulla leadership della banca, ma nonostante questo gli investitori restano con una serie di interrogativi sulle implicazioni e la strategia del nuovo management”, dicono a Piazzetta Cuccia. A chi azzarda che al posto di Ermotti sarebbe già stato individuato un papabile candidato Theo Weimer, ex Goldman Sach e attuale country chairman di Unicredit in Germania, a Mediobanca Sec. preferiscono portare avanti altri argomenti.

 

“Siamo convinti che le attese del mercato riguarderanno soprattutto il turnaround potenziale dell’operatività di CIB. L’uscita di Ermotti molto probabilmente riaccenderà la speculazione che presenterà il tutto in modo tendenzioso, ma noi condividiamo questa view solo in parte”, spiega il broker nel report. “Il de-risking e il restringimento dei books di CIB potrebbero molto probabilmente richiedere capitale, una risorsa scarsa per Unicredit e per la maggior parte delle banche europee nell’attuale sviluppo di regolamentazioni. Pertanto – conclude il broker – vediamo un limitato spazio per una severa ristrutturazione, senza mettere in discussione dividendi e capitale. Il nuovo business plan che sarà presentato l’anno prossimo dal nuovo cda traccerà l’indirizzo strategico che intraprenderà il gruppo”.