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Unicredit fa i conti con il “rischio Capitalia”

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Per Unicredit non ci sono solo opportunità da cogliere da un matrimonio con Capitalia. Lo dimostra ampiamente la reazione in Borsa del titolo della banca milanese (ieri -1,4%, attualmente -1,8% a 7,395 euro) successivamente al crescere delle probabilità che il mercato affida a una fusione tra i due istituti. Nella giornata di ieri erano bastate le dichiarazioni dell’a.d. di Unicredit, Alessandro Profumo, che ha inserito Capitalia tra le banche in grado di creare valore in caso di una fusione, oggi l’eco proviene dal cda di ieri sera della banca romana, dal quale è stata annunciata la nomina di Claudio Costamagna al ruolo di superconsulente alle alleanze strategiche. Un nome che la stampa nazionale ha unanimemente accostato alla figura di un traghettatore verso Unicredit.


 

Un’interessante lettura di quanto sta avvenendo sul mercato viene proposta oggi dagli analisti di Merrill Lynch, secondo cui i solidi risultati di Unicredit del primo trimestre (presentati ieri) sono stati oscurati dal rumore di fondo di una fusione con Capitalia, penalizzando il titolo. “La cauta view sui fondamentali di Capitalia giustificano un rischio addizionale per gli azionisti di Unicredit nel contesto di un potenziale merger”, si legge in un report odierno. Dalla casa d’affari dimostrano tuttavia di guardare già oltre, ossia alle conseguenze di un eventuale deal. Unicredit-Capitalia sarebbe infatti ampiamente il primo azionista di Mediobanca (con circa il 17% del capitale) e il secondo alle spalle della stessa Mediobanca in Generali (con circa il 6,5%). “Per gli azionisti di Unicredito suggeriamo di coprirsi dal rischio Capitalia con una posizione lunga in Mediobanca. Una combinazione Unicredit-Capitalia porrebbe Mediobanca in una win-win situation (una posizione vantaggiosa per entrambi, ndr). Per gli analisti di Merrill, Mediobanca è attualmente una delle banche meno care in Europa e potrebbe avvantaggiarsi di tre possibili eventi positivi: un merger tra Capitalia e Unicredit, il passaggio di mano della quota in Capitalia di Abn Amro (8,6%) e eventuali azioni su/da Generali.


 


Tra gli analisti c’è però anche chi sceglie, per il momento, di non esporsi. E’ il caso di Jp Morgan, che ha oggi reiterato il proprio giudizio overweight su Unicredit, alzando il target price a 8,41 euro, senza tuttavia inserire nelle proprie valutazioni le ipotesi di M&A.