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Unicredit corre in attesa del nuovo piano, ipotesi Ipo Fineco solletica il mercato

QUOTAZIONI Unicredit
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Avvio di settimana in corsa per il titolo Unicredit che sale di oltre il 3% (+3,67% a 6,08 euro) a Piazza Affari alla vigilia della presentazione del nuovo piano industriale. Il titolo dell’istituto guidato da Federico Ghizzoni è trainato da diversi fattori, in primis la possibilità emersa sul finire di settimana scorsa che il nuovo piano contempli anche la quotazione di Fineco. Intanto oggi sul titolo Unicredit si sono espressi gli esperti di JP Morgan alzando il prezzo obiettivo da 6,12 a 7,20 euro e confermando la raccomandazione overweight. 

Nuovo piano e conti 2013 
Il nuovo industriale 2013-2018 sarà svelato domani da Unicredit insieme alla diffusione dei conti relativi all’intero 2013. Il piano verrà presentato da Federico Ghizzoni in una conference call fissata per le ore 16 subito dopo la diffusione delle linee guida del nuovo piano. 
Il business plan 2013-2018, come anticipato nelle scorse settimane da Ghizzoni, mirerà a centrare l’obiettivo di rendimento sul capitale (Rote) al 10% nel medio termine con un taglio delle spese al fine di rafforzare la posizione patrimoniale del gruppo. 
La possibile sorpresa dell’Ipo di Fineco 
Il nuovo piano potrebbe riservare quindi la sorpresa del progetto di quotazione di Fineco. L’Ipo potrebbe andare a riguardare il 25-30% di Fineco. La divisione di Unicredit focalizzata su internet banking e wealth management dispone di oltre 2.400 promotori finanziari, quasi 900.000 clienti e gestisce oltre 42 mld di asset (dati al 30 settembre 2013).
L’Ipo di Fineco potrebbe permettere a Unicredit di raccogliere oltre 500 mln di euro. Infatti secondo quanto stimato da Equita la divisione di internet banking vale circa 1,8 miliardi di euro, pari a 12 volte il PE. La quotazione di Fineco andrebbe ad avere un impatto positivo sul Core Tier 1 di 10 punti base. 
In generale Equita si aspetta che dal piano di Unicredit arrivino iniziative per migliorare il costo del rischio in Italia, in particolare  attraverso l’accelerazione dei tempi di recupero dei crediti problematici. Attesi poi tagli dei costi in Austria e “ulteriori efficientamenti in Italia, anche attraverso il ridimensionamento della rete; la razionalizzazione della presenza in Est Europa nei Paesi non core”.