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Unicredit-Capitalia, la parola a sim e banche d’affari

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E’ stata annunciata ieri, come da attese, la maxi fusione tra Unicredit e Capitalia, fusione che, con i suoi 100 miliardi di capitalizzazione e i suoi 9.200 sportelli, darà vita alla prima banca italiana, alla seconda in Europa, dopo Hsbc, (ma la prima dell’Eurozona) e alla sesta nel mondo. Ma cosa dicono questa mattina le sim e le banche d’affari?


Euromobiliare, che ha rating “buy” sia sull’istituto milanese sia su quello capitolino, con target price rispettivamente a quota 8,3 e 8 euro per azione, mette in evidenza che le sinergie annunciate sono pari a 1,2 miliardi di euro, di cui 0,8 miliardi da costi (11% dei costi italiani) e 0,4 miliardi da ricavi (3% dei ricavi italiani). Gli analisti della sim milanese calcolavano invece rispettivamente 0,7 e 0,1 miliardi. “Con il target di sinergie – affermano gli esperti di Euromobiliare – il deal è accretive (cioè crea valore in termini di utili per azione, ndr) del 2% nel 2010”.

Anche RasBank conferma su Unicredit il rating “buy”, con target di 8,2 euro dopo lo stacco del dividendo di 0,24 euro previsto per oggi. Stanno diversamente le cose per Capitalia: “In base allo share swap ratio proposto e al nostro target price su Unicredit, il target su Capitalia sale a 9,2 euro, dal precedente 8,5. Il nostro rating passa dunque a ‘buy’ da ‘outperform'”. Secondo RasBank il concambio previsto dal progetto di fusione è solo lievemente superiore al livello di 1,1 stimato e atteso dal mercato negli ultimi giorni. “Le sinergie annunciate – affermano dalla sim milanese – sono in linea con la parte bassa del range da noi stimato (1,2-1,3 miliardi). La fusione sarà immediatamente accrescitiva di valore per gli azionisti Capitalia, mentre sarà value accretive per Unicredito dal 2009, cioè dal secondo anno, in linea con le nostre attese”.

 

Dicono invece “hold” sulle azioni targate Capitalia, rispetto al precedente “buy”, gli analisti di Dresdner Kleinwort, che ne hanno approfittato per tagliare anche il prezzo obiettivo, da 8,60 a 8,17 euro. Su Unicredit invece resta confermata la raccomandazione “buy” con target price individuato a 9 euro tondi tondi. “Tutto sommato – dicono gli analisti di Dresdner Kleinwort – riteniamo che questa operazione sia molto positiva nonché molto a buon prezzo per l’istituto guidato da Alessandro Profumo, ecco perché confermiamo il nostro ‘strong buy’ e manteniamo un target che implica un upside del 25%. Anche Capitalia, così come ora Unicredit, è stato uno dei nostri titoli ‘core buy’. Ora tuttavia gran parte dell’upside è riflesso nel prezzo: con il concambio pari a 1,12 titoli Capitalia per ogni titolo Unicredit, se ipotizziamo che quest’ultimo titolo si stabilizzi in area 7,30 euro nell’immediato futuro, il prezzo di Capitalia è di 8,17 euro, con soltanto il 2% di upside. Ecco perché abbiamo individuato proprio 8,17 euro come il nostro prezzo obiettivo”.

 

Jp Morgan consiglia di sovrappesare in portafoglio (“overweight”) entrambe le azioni, con un target price di 8,41 euro per la banca guidata da Profumo e uno di 7,61 euro per quella presieduta da Cesare Geronzi. Da Jp Morgan l’operazione viene definita come “un deal pulito e chiaro, i cui termini sono allineati con le nostre attese e che appare positivo nel complesso per gli azionisti Unicredit, con il titolo che non dovrebbe più essere nel mirino della speculazione. Ora aspettiamo ulteriori dettagli in merito al deal e qualche chiarimento su ogni due diligence che Unicredit potrebbe avere intrapreso”.

 

Gli esperti di Fox-Pitt, Kelton restano “outperform” su Unicredit, “sulla base di una operazione amichevole e accrescitiva di valore”, con un target price stimato a 8,50 euro, che implica un upside del 13% circa. Gli analisti della banca d’affari calcolano inoltre che il deal dovrebbe creare valore in termini di utili per azione a partire dal 2009, con un +3%, mentre per il 2010 è previsto un +4%.

 

Meno entusiasti gli esperti di Morgan Stanley, che restano “equal-weight” su entrambe le azioni. “Crediamo – dicono dalla banca di affari – che l’operazione sia finanziariamente giustificabile e strategicamente valida, ma che in ogni caso non crei abbastanza valore o abbastanza possibilità strategiche da cambiare i nostri giudizi sui titoli delle banche coinvolte”. Per quanto concerne Capitalia stand alone, gli analisti di Morgan Stanley hanno deciso di tagliare le stime di utile per azione (Eps) del 10% nel 2007, del 9% nel 2008 e del 7% nel 2009, con un fair value nuovo di zecca e calcolato ex premio di fusione pari a 6,3 euro, contro il precedente 6,85. Il prezzo obiettivo di Unicredit è invece collocato a 8 euro.

 

Intanto a Piazza Affari, intorno a ora di pranzo, le azioni a marchio Unicredit, che – va ricordato – staccano la cedola proprio quest’oggi, passano di mano a 7,06 euro, con una flessione di circa il 6%, mentre i titoli targati Capitalia sono scambiati a 7,795 euro, in ribasso del 2,20%. Ciò implica un concambio pari a circa 1,10, contro quello stabilito tra i termini della fusione, che si attesta a 1,12.

 

(News aggiornata alle ore 12.30)