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Unicredit e Capitalia con un piede già sull’altare

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Sono sempre più stretti i tempi per un matrimonio tra Unicredit e Capitalia. Per stasera, secondo indiscrezioni di stampa, sono attese le convocazioni ufficiali dei consigli di amministrazione dei due istituti, che potrebbero così approvare già nella giornata di domenica la nascita della maggiore banca per capitalizzazione dell’area euro.


 

Permane ancora qualche dubbio sulla struttura dell’operazione e sull’assetto di vertice post fusione, ma da quanto trapelato dagli incontri degli scorsi giorni pare certo che la transazione avverrà tramite uno scambio azionario (gli analisti da giorni ipotizzano un concambio di 1,1 azioni Unicredit per ogni titolo Capitalia) e che presidente e amministratore delegato saranno espressi dall’istituto milanese, mentre la vicepresidenza dalla banca romana.


 


Un altro nodo da sciogliere riguarda la partecipazione in Mediobanca, che per i due istituti fusi supererebbe il 17%. Anche in questo caso secondo le indiscrezioni una soluzione sarebbe vicina. La nuova super-banca dovrebbe infatti procedere alla cessione delle azioni in eccesso (circa il 9% del capitale) all’interno dell’attuale compagine di maggioranza e appellandosi a nuovi soci tra cui posto di rilievo avrebbero le fondazioni. Esclusa invece la cessione di quote di Piazzetta Cuccia a Intesa-Sanpaolo. Il concorrente nazionale della nuova Unicredit (tra le voci c’è anche quella secondo cui la nuova entità manterrebbe il nome della banca aggregante) ha intanto comunicato ieri alla Consob di essere salita al 2,51% di Unicredit, giustificando l’ascesa con l’esito di normali operazioni di trading.


 


Il nuovo colosso avrà una capitalizzazione prossima ai 100 miliardi di euro, oltre 170mila dipendenti, più di 9mila sportelli e ricavi superiori ai 40 miliardi. Ingente anche il patrimonio delle partecipazioni cumulate. Si va da oltre il 20% di Bankitalia e Borsa Italiana, al già citato 17% di Mediobanca, fino al 6% di Generali. Ma altre partecipazioni di rilievo sono il 6,67% di Schemaventotto, la controllante di Autostrade, il 5% di Fiat e Parmalat, l’1,52% di Pirelli e il 2,1% di Rcs Mediagroup.