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Unicredit: aumento verso il tutto esaurito, la Libia diluisce la sua quota

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La sensazione sul mercato è che Unicredit sia riuscita a mettere a segno il terzo aumento di capitale degli ultimi tre anni. Le ultime indiscrezioni parlano di una sottoscrizione pari al 95-100% della ricapitalizzazione da 7,5 miliardi di euro che permetterà alla banca milanese di soddisfare le richieste della European Banking Authority. Ieri sia il titolo che i diritti hanno messo a segno una performance brillante guadagnando rispettivamente il 12,9% e il 41,7%. Oggi, ultimo giorno valido per sottoscrivere i diritti che consentono di partecipare all’aumento, l’azione dell’istituto di piazza Cordusio mostra una flessione di circa 3 punti percentuali a 3,26 euro.
 
Nel frattempo si ragiona sui movimenti nell’azionariato dei tanti attori coinvolti nell’aumento di capitale. Ieri sera, un po’ a sorpresa, la Banca Centrale libica ha annunciato che diminuirà la sua quota in piazza Cordusio dall’attuale 4,9% al 2,8%. Ancora da decifrare la posizione dell’altro socio di Tripoli, il fondo Lia (Lybian Investment Authority) che detiene il 2,5% della banca guidata da Federico Ghizzoni. Discese che saranno compensate dalla salita del fondo emiratino Aabar Investment che arriverà al 6,5% post aumento diventando di fatto il primo azionista di Unicredit.

In una nota pubblicata un paio di giorni fa, Aabar ha fatto sapere che sosterrà attivamente la società e il suo management nel futuro, con l’intenzione di rimanere uno degli azionisti più significativi dell’istituto milanese. Da ricordare che, nonostante Aabar arriverà al 6,5% del capitale, lo statuto di Unicredit fissa al 5% il limite per il diritto di voto in assemblea. E le Fondazioni bancarie? Ghizzoni è stato abbastanza chiaro: “manterranno un ruolo strategico in Unicredit come lo hanno sempre mantenuto”.
 
Il nocciolo duro delle Fondazioni, però, vedrà ridimensionato il proprio peso in piazza Cordusio ad una quota pari al 12%. La discesa più evidente è stata quella attuata dalla CariVerona, passata al 3,5% del capitale dal precedente 4,2%. La tedesca Allianz manterrà invece il suo 2%, mentre dalle comunicazioni “internal dealing” si è saputo che Luigi Maramotti, il patron di Max Mara già azionista di Unicredit, ha speso (direttamente e indirettamente) nell’aumento circa 50 milioni di euro.