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Unicredit: aumento di capitale fa il pieno, ora la partita si sposta su rinnovo board

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Quasi en plein per l’aumento di capitale di Unicredit. L’offerta in opzione del maxi-aumento da 7,5 miliardi di euro che permetterà alla banca di soddisfare le richieste dell’EBA si è chiuso con sottoscrizioni pari al 99,8% del totale delle azioni offerte, per un controvalore complessivo di 7.481.326.247,93 euro. Risultano dunque non esercitati 4.601.714 diritti che saranno offerti in Borsa.
“Dopo esser partito in maniera non brillante – commentano oggi gli analisti di Intermonte – l’aumento di capitale si è concluso con il livello più alto di adesione nelle ultime ricapitalizzazioni di banche europee”.
Unicredit: +70% in Borsa dai minimi del 9 gennaio
Dai minimi toccati nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale (a quota 2,2 euro), il titolo Unicredit è risalito prepotentemente nelle ultime tre settimane con un balzo del 70% circa dai minimi. Intermonte rimarca come ora le valutazioni del titolo sono ancora a sconto sui peers di circa il 20% sul PTE (a 0,48 volte dopo l’aumento di capitale) e 10% sul PE e intende aggiornare presto le valutazioni e la raccomandazione sul titolo. Oggi sull’azione di piazza Cordusio si sono espressi gli analisti di Citigroup che hanno alzato il prezzo obiettivo da 4 a 4,65 euro. Citigroup che ha rivisto le valutazioni sulle principali banche italiane alzando i prezzi obiettivo anche su Intesa, Mps, Banco Popolare, Ubi Banca e Bpm.
Cambia la mappa dell’azionariato, ad aprile il rinnovo del Borsa
L’aumento di capitale di Unicredit comporterà diversi cambiamenti nell’azionariato forte con diversi fondi sovrani o fondi d’investimento che potrebbero emergere sopra la soglia del 2% del capitale. Il gestore statunitense Capital Research & Management nei giorni scorsi è salito dal 2,5 al 5,4%. La componente araba ha assistito ad un aumento del fondo emiratino Aabar, mentre la Banca Centrale libica ha ridotto la sua partecipazione al 2,8% dal 4,5%.
Guardando agli investitori italiani, oltre al patron della Tod’s Diego Della Valle, si è fatta avanti anche la famiglia Malacalza che si affianca ai già presenti Leonardo Del Vecchio (Luxottica), Maramotti (Max Mara) e la famiglia Pesenti. Francesco Gaetano Caltagirone avrebbe comprato circa l’1% dell’istituto di piazza Cordusio. I movimenti degli altri soci forti di Unicredit vedono una diluizione delle Fondazioni tra l’11 e il 12% del capitale, soprattutto per la discesa della Cariverona e di alcuni enti minori.
Movimenti che dovrebbero portare ad alcuni cambiamenti nel Consiglio di amministrazione, visto che l’attuale board scade il prossimo marzo quando verranno approvati i dati di bilancio relativi all’esercizio 2011. Mentre appare scontata la conferma di Ghizzoni nel ruolo di ceo, sarebbe ancora in discussione la conferma di Rampl alla presidenza. Nei prossimi giorni sicuramente le Fondazioni inizieranno a valutare quanti posti chiedere in cda. La banca dovrà inoltre adeguarsi alla nuova normativa sulle quote rosa e l’ incompatibilità fra le cariche di amministratore in banche e assicurazioni concorrenti introdotta dal governo Monti (Rampl, il vicepresidente Palenzona e Carlo Pesenti siedono anche nel cda di Mediobanca, mentre Luigi Maramotti in quello di Credem).