Unicredit: l'aumento apre nuovi scenari per il controllo. Investitori cinesi in campo?

Inviato da Marco Barlassina il Mar, 10/01/2012 - 12:20
Chi avrà in mano le chiavi dell'assemblea di Unicredit dopo il tormentato aumento di capitale di questi giorni?

La domanda è lecita dopo quattro giorni di vendite vorticose e una mattinata, quella di oggi, di acquisti copiosi sui diritti d'opzione, per un aumento da 7,5 miliardi di euro che ai corsi di oggi farebbe quasi raddoppiare la capitalizzazione di Borsa della banca.

Al termine dell'aumento l'assetto dell'azionariato di Piazza Cordusio potrebbe essere molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere.

E non solo perché se l'aumento dovesse andare male il nuovo dominus della banca rischierebbe di essere il consorzio di garanzia e collocamento capeggiato da Mediobanca e Merrill Lynch e formato da 26 banche (le banche del consorzio si sono impegnate a comprare tutti i titoli eventualmente non venduti e potrebbero nel caso estremo anche ritrovarsi primi azionisti dell'istituto).

Ma anche perché molti degli azionisti stabili hanno già deciso di non partecipare per la quota di spettanza all'aumento, lasciandosi diluire e soprattutto lasciando campo libero a quanti potrebbero essere interessati a mettere più di un piede nell'istituto, magari incoraggiati dai prezzi da saldo di questi giorni.

Come riportato nel prospetto dell'aumento, gli azionisti stabili hanno confermato formalmente e informalmente l'impegno a sottoscrivere solo il 24% dei diritti d'opzione complessivi riferiti all'aumento di capitale. La piccola fondazione Cassamarca di Treviso ha già chiarito che non parteciperà all'aumento, così come la fondazione Banco di Sicilia, azionista di Unicredit con una quota dello 0,32 per cento. Altre fondazioni azioniste della banca guidata da Federico Ghizzoni aderiranno all'operazione ma per quote inferiori a quelle di spettanza. C'è poi l'incognita della Banca centrale libica, che appare comunque intenzionata ad aderire all'operazione per la sua quota di spettanza oggi pari al 4,98% del capitale. 

Si guarda così a est, ai possibili flussi in acquisto provenienti da Medio Oriente e Cina che potrebbero cambiare il volto dell'assemblea.

E' da ricordare che già oggi investitori cinesi controllano circa lo 0,5% di Piazza Cordusio. Il dato, rimasto peraltro in ombra nelle cronache finanziarie, era emerso nel settembre scorso a seguito di un'interrogazione parlamentare a firma Fugatti e Comaroli e riguardante " Misure per assicurare la trasparenza circa la composizione e l'operatività dei fondi sovrani operanti sui mercati finanziari italiani". La partecipazione è divisa su 7 diversi veicoli: Best investment corporation boci-prudential trustee limited, Flourish investment corporation, Grant schools prevident fund, Hong Kong special administrative region government-exchange fund, National council for social sec fund, The subsidized schools provident fund care off the treas; ma il manipolo comprende anche la banca centrale People's bank of China.
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