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Unicredit: l’arrivo di Mustier convince gli analisti. Per Mediobanca è un segnale alle Fondazioni

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Le Borse europee sono deboli, estendendo le perdite registrate nelle tre precedenti sedute in un mercato timoroso per l’evoluzione delle vicende in Egitto dove il presidente Hosni Mubarak non si è voluto dimettere. Intorno alle 11,30 Parigi cede l’1,17%, Francoforte lo 0,72% e Londra lo 0,57%. “Tutti avevano sperato che in Egitto la situazione sarebbe stata tranquilla, ma questo adesso è diventato poco probabile”, osserva Koen De Leus, strategist a KBC Securities Bolero di Bruxelles. “Ci sarà nervosismo sul mercato e ci sono preoccupazioni di possibile contagio in altri paesi del Medio Oriente”, aggiunge. Scontri si sono registrati nella notte tra agenti delle forze di sicurezza egiziane e uomini armati a Rafah, al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Lo riferisce l’agenzia di stampa Dpà, che cita alcuni testimoni.

Gli scontri sono scoppiati dopo il discorso di ieri sera di Mubarak. L’agenzia riferisce che alcune persone erano pronte a sparare in aria, come tradizione, per celebrare l’atteso abbandono della presidenza da parte dell’anziano raìs, che invece ha rinviato ancora una volta le dimissioni. Dopo il discorso di Mubarak, uomini armati hanno attaccato una stazione di polizia di Rafah. La leadership egiziana è nel caos totale, secondo l’attivista politico Mohamed ElBaradei nell’intervista rilasciata al giornale austriaco Die Presse in edicola oggi. “Penso che nel regime regni il caos totale. È come il Titanic. I topi stanno lasciando la nave che affonda”, ha spiegato il Premio Nobel per la pace. “L’esercito ha giocato un ruolo centrale. Finora è stato ampiamente neutrale, ma ora l’esercito è dalla parte del popolo.

“Durante la transizione in Egitto abbiamo bisogno che l’esercito difenda le tappe verso la democrazia”, ha detto l’ex direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea). Rientrato in patria per partecipare alla transizione politica, ElBaradei ha chiesto la formazione di un consiglio presidenziale composto da tre membri e da un governo di unità nazionale che comprenda tecnocrati di credibilità indiscutibile. “Elezioni libere ed eque andrebbero tenute dopo un periodo di transizione di un anno”, ha detto, sottolineando che per quel periodo andrebbe riscritta una nuova Costituzione. In merito alla scelta di Mubarak di trasferire i poteri al suo vice, l’ex capo dell’intelligence Omar Suleiman, ElBaradei ha detto che “il popolo della piazza considera Suleiman come Mubarak. Per loro è solo l’immagine riflessa di Mubarak”. Mentre il vento della rivoluzione soffia forte in Egitto in Europa la guardia è tornata alta sulla Periferia d’Europa, dopo che ieri l’asta portoghese è andata a buon fine, ma con tassi volati a livelli senza precedenti.

Dopo un paio di settimane di tregua, la pressione sul debito sovrano portoghese è tornata a toccare livelli record, resuscitando lo spettro di un salvataggio da parte del Fmi e della Ue del Paese iberico. L’interesse sul bond portoghese a 10 anni ha infatti superato il livello record del 7,6% sui mercati secondari del debito. Esperti citati dal quotidiano spagnolo elEconomista assicurano che, se si manterrà al di sopra del 7%, gli aiuti saranno inevitabili, come nel caso di Grecia e Irlanda. L’aumento della reddiività dei bond ha fatto schizzare in alto il differenziale di rischio col bund tedesco, tornato ai livelli di fine novembre, precedenti al salvataggio dell’Irlanda, che non fu capace di frenare il contagio della crisi.

Sotto pressione tornano le banche. Il Banco Popolare cede il 2,78%) e Intesa Sanpaolo (-1,44%). Più limitato il calo di Fonsai (-1,36%) ed Mps (-0,96%). Già anche Unicredit (-1%) nel giorno in cui si riuniscono le fondazioni azioniste di Piazza Cordusio oggi a Treviso, dove ha sede uno degli enti, Cassamarca. La riunione è stata messa in agenda all’indomani del completamento della squadra di vertice del gruppo bancario, con l’arrivo di Jean Pierre Mustier a capo del corporate e investment banking e servirà per fare il punto sulla situazione. A oltre quattro mesi dalla tormentata uscita di Alessandro Profumo, e al successivo addio di Sergio Ermotti, Unicredit ha serrato i ranghi: ieri è stata chiusa la partita del riassetto al vertice.A capo del Corporate & Investment banking arriva il francese Jean-Pierre Mustier, che perfeziona l’organigramma della prima linea già definito, a suo tempo, dall’a.d Federico Ghizzoni con la scelta di Roberto Nicastro alla direzione generale e di Paolo Fiorentino nel ruolo di direttore operativo.

La decisione, peraltro attesa ed unanime, è arrivata con un Cda lampo (con la maggior parte dei consiglieri collegata in audioconferenza) dopo che, martedì scorso, il comitato nomine di Piazza Cordusio, riunitosi a sorpresa, aveva individuato nel profilo dell’ex banchiere di Societè Generale l’uomo giusto per l’unica casella rimasta ancora vuota. Un curriculum, quello del manager transalpino, che nel toto-nomine è stato, fin dalle prime battute, il più accreditato. Il manager, che assumerà l’incarico dal 14 marzo, sarà a diretto riporto dell’amministratore delegato e farà parte dell’executive management committee. Mustier, cinquant’anni appena compiuti, francese di Chamalieres, approda in Unicredit forte del suo profilo internazionale ma, soprattutto, per la sua esperienza già nell’area Cib, essendone stato responsabile, proprio in SocGen, per cinque anni, dal 2003 al 2008. Per oltre vent’anni nel gruppo francese, dove ha mosso i primi passi nel 1987, il banchiere l’ha lasciato nel 2009 dopo lo scandalo della mega-truffa del trader, Jerome Kerviel. L’ultimo anno Mustier, che è stato anche multato di 100 mila euro dalla Consob francese per un’operazione effettuata nel 2007, l’ha passato a lavorare per il non profit e a raccogliere fondi.

“La scelta di Mustier ha suscitato qualche commento polemico sulla stampa nel corso degli ultimi giorni: il nuovo Head of CIB era al vertice della Divisione Investment Banking di SocGen all’epoca dello scandalo Kerviel, è stato condannato per Insider Trading nel 2009 dall’autorità di controllo del mercato francese ed è particolarmente specializzato nella gestione degli strumenti derivati”, segnala Luca Comi di Centrosim. “Evidentemente il board di Unicredit ha valutato attentamente il profilo del nuovo candidato: ciò a nostro avviso significa che non sono state ritenute significative le responsabilità e gli errori del passato in SocGen e che, soprattutto, le sue competenze specialistiche sono state giudicate adeguate per sostituire il predecessore”, argomenta l’analista della sim milanese. “Non va infatti dimenticato che il Corporate and Investment Banking (incluse le pure attività di finanza) contribuisce in misura determinante alla formazione degli utili di gruppo e che è impensabile che l’assunzione dei rischi di mercato subisca un drastico ridimensionamento nell’immediato, alla luce delle difficoltà delle Divisione Retail nella Western Europe”.

Per gli analisti finanziari di Mediobanca Securities la definizione della governance è un passo decisamente positivo, rimuove l’incertezza sul titolo. La presentazione della nuova strategia della banca dovrebbe essere presentata entro l’estate dal nuovo amministratore delegato, Ghizzoni, segnala il broker. “Inoltre Unicredit può vantare uno dei networks retail più forti in Europa: sarà interessante vedere come metterà a punto prodotti alla SocGen da vendere a clienti a margini importanti piuttosto che piazzare bond governativi senza margini. “Finalmente la nomina di un manager francese rinomato potrebbe essere interpretato come la mossa del management di chiedere maggiore indipendenza dalla Fondazioni azioniste che volevano indietreggiare dal fronte CIB. Tra l’altro – concludono a Piazzetta Cuccia – non saremmo sorpresi se il management decidesse di chiudere la porta al deal Pioneer-Eurizon, dopo lo sbandierato appoggio arrivato dalle Fondazioni”.