1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Unicredit: analisti dubbiosi su operazione Carige, difficile replicare schema banche venete

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Il piano B per Banca Carige con il possibile coinvolgimento di Unicredit potrebbe trovare non pochi ostacoli. Le indiscrezioni delle ultime 48 ore sono tornate a puntare forte sul nome di Unicredit nel salvataggio dell’istituto ligure se non andasse in porto la ricapitalizzazione. La soluzione caldeggiata dal governo è ritenuta potenzialmente accettabile per Unicredit a patto che ci sia il sostegno da parte dello Stato così come successo nel giugno 2017 per le due banche venete andate a Intesa Sanpaolo per la cifra simbolica di 1 euro.

 

La parola agli analisti

Tra gli analisti sono molti i dubbi sull’operazione a partire dal fatto che Carige a differenza delle venete è considerata una banca sistemica. Equita Sim ritiene pertanto molto improbabile che Unicredit o qualsiasi altra banca strappi condizioni simili a quelle del caso delle banche venete. Essendo una banca sistemica, un intervento modello banche venete non avrebbe l’ok dell’Ue perché andrebbe a distorcere la concorrenza.

A livello di impatto sul gruppo, Equita rimarca come Unicredit sia 35 volte più grande di Carige e quindi anche senza contributo pubblico l’acquisizione sarebbe a relativo impatto sui ratio patrimoniali, ma a livello strategico la sim milanese ritiene che l’operazione aumenterebbe , anche se marginalmente, l’esposizione di Unicredit al mercato domestico “nel quale è in atto una profonda rivisitazione del modello attraverso la chiusura delle filiali e la riduzione del personale”. Potrebbero essere pari a circa 250 milioni di euro gli oneri di ristrutturazione. In definitiva Equita ritiene ridotte le possibilità che il deal vada in porto.

 

Meno categorica la view di Mediobanca Securities che ritiene che la combinazione può avere un senso,se fatta però sulla falsariga di quanto fatto da Intesa con le banche venete.

 

La ritrosia di Mustier

UniCredit, stando alle ultime ricostruzioni stampa, avrebbe più volte respinto i solleciti a intervenire nel salvataggio della banca ligure. L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier difficilmente si sottrarrebbe se il governo si rendesse disponibile ad applicare condizioni analoghe a quelle offerte a Intesa Sanpaolo nell’ambito del salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca.

 

Ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha rimarcato in un’intervista su La Stampa che il Governo sbaglierebbe a concentrarsi prioritariamente sull’estrema ratio della nazionalizzazione. “In questo modo si rischierebbe di indebolire la soluzione principale, che è quella di un rilancio. “Ci sono delle prospettive per una soluzione di mercato, guardiamo a quella. Ogni banca farà le sue valutazioni in merito a eventuali processi di aggregazione”.

 

Nel giugno 2017 Intesa Sanpaolo prese il controllo di Popolare Vicenza e Veneto Banca a un prezzo simbolico di 1 euro nell’ambito di un più ampio piano di liquidazione ordinata delle banche venete sotto la regia statale con un contributo pubblico di circa 5 miliardi al fine di tenere il Cet1 del gruppo acquirente invariato.