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Una famiglia italiana su cinque in difficoltà economiche

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La crisi si ripercuote sulle famiglie. Quelle più vulnerabili, in cui non è presente alcun occupato e almeno un componente è in cerca di impiego, dopo essere diminuite ininterrottamente dal 2004 scendendo fino a 464 mila nel 2007, salgono repentinamente a 531 mila nel 2008. Si riduce inoltre il numero delle famiglie più solide, quelle con uno o più occupati standard.


Nel 2008 quasi un milione di famiglie (838 mila con un solo occupato e 127 mila con due o più occupati), pari a circa 2,5 milioni di persone, ha redditi provenienti esclusivamente da occupazioni a termine e/o collaborazioni.

Una situazione occupazionale particolarmente critica si registra per le coppie con figli: da un lato diminuiscono di 95 mila quelle con almeno un occupato; dall’altro aumentano di 41 mila quelle senza occupati e con almeno un disoccupato.


Sono soprattutto i figli, specie quelli meno istruiti, a risentire degli effetti della crisi. Il loro tasso di occupazione, pari al 42,9 per cento, scende sette decimi di punto rispetto al 2007. Anche per i padri il tasso di occupazione si riduce (cinque decimi di punto in meno rispetto al 2007) posizionandosi all’82,7 per cento.


Il Mezzogiorno registra il maggiore grado di vulnerabilità delle famiglie. Rispetto al 2007, infatti, quelle con almeno un occupato diminuiscono di 45 mila e quelle senza occupati e con almeno un disoccupato aumentano di 32 mila. Nelle regioni meridionali 358 mila famiglie, circa un milione di persone, vivono con un solo reddito proveniente da un’occupazione a termine o da una collaborazione.


Le famiglie italiane conseguono, in media, un reddito in linea con quello medio europeo. L’Italia è però uno dei paesi con la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque è a rischio di vulnerabilità economica. Rischi altrettanto elevati si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Il rischio di vulnerabilità riguarda, invece, soltanto una persona su dieci nei paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia.


Il rischio di vulnerabilità economica a causa di un reddito insufficiente è particolarmente elevato nelle regioni meridionali: la distribuzione disomogenea sul territorio delle situazioni di basso reddito è una peculiarità italiana. Nel 2007 sono esposte al rischio meno di otto persone su cento nel Nord-est, poco più di dieci nel Nord-ovest e nel Centro e circa una su tre nel Mezzogiorno.


Confrontando i diversi tipi di famiglia, il rischio di vulnerabilità economica cresce con il numero di figli, soprattutto se minorenni e in presenza di un solo genitore. Anche per effetto delle disparità territoriali – le famiglie numerose sono relativamente concentrate nel Sud e nelle Isole – in Italia il rischio di vulnerabilità economica per le famiglie con minori risulta particolarmente elevato. Nei paesi europei che investono più risorse nei trasferimenti sociali per la famiglia il rischio di vulnerabilità per i minori viene significativamente abbattuto; l’Italia, però, insieme agli altri paesi del Sud del continente, è caratterizzata da un’efficacia di questi trasferimenti sociali piuttosto bassa.


Circa dieci milioni di famiglie (il 41,5 per cento del totale) mostrano livelli inesistenti o minimi di disagio economico. Si tratta di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese. Circa 8 milioni e 800 mila famiglie (il 36,3 per cento del totale) vivono in condizioni di relativo benessere. Si tratta prevalentemente di famiglie formate da adulti e anziani a reddito medio e di altre più giovani a reddito medio e medio-alto, che hanno come problema quasi esclusivo il rimborso del mutuo.


Circa 2 milioni e mezzo di famiglie (10,4 per cento del totale) segnalano difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio. Spesso non riescono ad effettuare risparmi e nella maggioranza dei casi non hanno risorse per affrontare una spesa imprevista di 700 euro.


Circa 1 milione 330 mila famiglie (5,5 per cento del totale) incontra difficoltà nel fronteggiare alcune spese. La maggioranza di queste famiglie si è trovata almeno una volta nel corso del 2007 senza soldi per pagare le spese alimentari, i vestiti, le spese mediche e quelle per i trasporti.


Circa 1 milione e 500 mila famiglie (6,3 per cento del totale) denunciano, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell’affitto e delle bollette, nonché maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa e nella dotazione di beni durevoli.