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L’ultimo valzer del denaro a basso costo? (Fondionline.it) -2-

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I rendimenti offerti dai titoli obbligazionari a breve termine si avvicinano al 4,5% lordo, quota che supera ampiamente il tasso di inflazione. Ma l’investitore non deve prestare attenzione solo ai rendimenti, facendo attenzione anche ai rischi. I titoli obbligazionari a breve termine presentano un livello di volatilità talmente basso (1,7% annua secondo l’indice AFI per i titoli con scadenza triennale) da poter mettere in discussione la capacità di attrazione degli investimenti azionari. La logica conseguenza del trend in essere è che la festa della liquidità inizia a dare segnali di ingolfamento. L’ubriacatura da denaro a basso costo ha già provocato i primi dolori di testa ad una minoranza di operatori, ma promette di estendere il suo raggio d’azione all’interno del sistema finanziario. La crisi delle ipoteche subprime, lungi dall’essere solo un problema domestico degli Usa, ha provocato un aumento generalizzato del premio al rischio nel mercato obbligazionario che, peraltro, è stato finora ignorato dalle Borse. Gli spread tra corporate e government bond si stanno ampliando gradualmente, sulla scia della maggior percezione del rischio di insolvenza, specialmente per le emissioni a basso rating. Gli analisti temono l’arrivo di una valanga di default nel segmento collateralized bond legati alle operazioni di cartolarizzazione delle ipoteche subprime. E l’aumento del premio al rischio si è diffuso ad altri assets che vengono solitamente coinvolti nelle fughe da incertezza. Le società che emettono junk bond devono offrire rendimenti più elevati se vogliono che le proprie emissioni vengano sottoscritte. Fin qui tutto nella norma. Il trend in corso fa parte del ciclo. Tuttavia, c’è già che avverte che il lancio di numerose emissioni ad alto rischio sarà sospeso per mancanza di domanda. Il nuovo clima farà sentire i suoi effetti sull’operato delle firme di private equity, visto che negli ultimi anni hanno finanziato i propri acquisti con emissioni obbligazionarie realizzate dalle stesse società acquistate, molte di esse vicine al default e, pertanto, provviste di pessimi livelli di affidabilità creditizia. Il ricorso alla leva finanziaria si complica e gli hedge funds hanno cominciato a notarlo. I prime brokers, le banche di investimento che finanziano le società di private equity, hanno già stretto i cordoni del credito. A cura di www.fondionline.it

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