L’ultima crisi del dollaro (Fondionline.it) -2-

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Nonostante questo nuovo approccio, c’è da domandarsi quali conseguenze può avere un ulteriore svalutazione del dollaro per l’economia europea? Non molto positive. E per quella Usa? Neanche tanto buone. Per gli europei, l’apprezzamento dell’euro equivale ad un irrigidimento della politica monetaria senza che la Banca Centrale Europea alzi i tassi di interesse (per l’effetto contenitivo sull’inflazione e l’impatto depressivo sulle esportazioni europee). Per l’economia Usa dovrebbe tradursi in un aiuto alla riduzione del deficit commerciale (fatto che non si è materializzato a dispetto della debolezza accumulata dal dollaro negli ultimi cinque anni) e in un problema per il contenimento dell’inflazione. Proprio per questa ragione, la svalutazione potrebbe innescare un aumento dei tassi di lungo termine, affossando il problema delle ipoteche. Gli economisti osservano che, se lo studio dell’andamento storico dei rapporti di cambio serve a leggere il presente e ad aiutarci a formulare delle ipotesi valide per il futuro, l’evoluzione del biglietto verde potrebbe riservare brutte sorprese. Gli studiosi che si occupano dell’analisi storica delle variabili economiche, sostengono che un livello vicino ai due dollari per euro è già stato toccato dalla valuta statunitense negli anni settanta e ottanta. E siccome in quel periodo l’euro non era ancora stato creato, gli economisti hanno ricreato un paniere costituito dalle divise che avrebbero partecipato alla sua nascita (e alla loro conseguente uscita dalla scena internazionale). (Segue)

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