Ultima chiamata per soci banche venete. Ma ora c’è chi punta a rimborso completo dopo sentenza contro Bpvi

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Ultima chiamata per gli azionisti azzerati che vogliano aderire alle proposte di risarcimento lanciate da Veneto Banca e Popolare di Vicenza per evitare i contenziosi legali. La scadenza delle offerte di transazione – entrambe prorogate – è stata fissata a oggi, ore 13.30 di martedì 28 marzo.

Indiscrezioni di mercato parlano di adesioni che avrebbero superato il 70%. Popolare di Vicenza ha offerto 9 euro per azione mentre l’offerta di risarcimento di Veneto Banca è pari al 15% del valore dell’azione. 

Sempre oggi si riuniranno i cda dei due istituti, che dovranno esaminare i risultati di bilancio. La tensione è alta, in quanto il raggiungimento di una soglia di adesioni pari all’80% d una condizione sine qua non per poter procedere ai salvataggi pubblici delle due banche. Salvataggi pubblici sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale – come per Mps – da parte dello Stato, che Veneto Banca e Popolare di Vicenza sperano di poter ottenere per andare avanti e, soprattutto, sopravvivere.

Servirà, come serve tuttora a MPS, il via libera della Bce e dell’Unione europea. Ieri Daniele Nouy, numero uno del Supervisory Board della Bce,  ha reso noto che MPS è solvibile, precisando anche che in caso contrario non si potrebbe neanche parlare dell’opzione di ricapitalizzazione precauzionale.

Nouy ha anche affermato che le trattative tra l’istituto senese da un lato e la Bce e l’Ue dall’altro dovrebbero giungere presto a una conclusione. Sul dossier banche venete, la funzionaria ha confermato che le informazioni sono state già condivise con Bruxelles e che la Bce sta lavorando con la Commissione.  Il fabbisogno stimato per sanare le casse dei due istituti è di 5 miliardi di euro circa. 

Secondo alcune indiscrezioni  riportate dal quotidiano La Stampa negli ultimi giorni, Quaestio, la società che gestisce il fondo Atlante, avrebbe intenzione di rimanere azionista di maggioranza delle due banche venete anche nel caso di un intervento da parte dello Stato. 

Intanto, sotto la lente è anche la sentenza emanata dal giudice Massimo Vaccari del tribunale di Vicenza, che sabato 24 marzo ha condannato Popolare di Vicenza a risarcire in modo integrale un azionista. La sentenza ha stabilito che BPVI risarcirà sia il capitale investito (39.638,05 euro), gli interessi e la rivalutazione che decorrono dalla data dell’acquisto all’effettivo saldo, sia le spese legali. ù

Un precedente importante, visto che si è trattato della prima sentenza a carico della banca. Prima sentenza che non ha impiegato molto tempo a scatenare le speranze di altri clienti delle banche venete, che si stanno rivolgendo in queste ore alle associazioni dei consumatori puntando anch’essi al risarcimento completo.

Si parla di centinaia di cause, che a questo punto alimentano l’incognita sulla reale capacità degli istituti, in queste ultime ore, di raggiungere la soglia di adesione dell’80%.

Diversi clienti azzerati potrebbero infatti aver cambiato idea dopo la sentenza di sabato scorso e non accontentarsi delle proposte degli istituti. Dal canto suo, Popolare di Vicenza ha reso noto che ricorrerà in appello contro la sentenza. La storia della cliente è riportata dal Corriere Veneto: “La vicenda risolta in tribunale a Verona è un caso tipico nel novero degli oltre 106mila soci azzerati dalle due popolari solo in Veneto. Una pensionata cliente di Popolare di Vicenza acquista in due tranche, a ottobre 2009 e 2010, 660 azioni della banca a 60,5 euro, per quasi 40 mila euro, «dietro insistente suggerimento della banca – come si legge nella sentenza – che le aveva rappresentato quelle operazioni come investimenti della specie più sicura e dopo esser stata rassicurata sulla possibilità di liquidare i titoli». Anche la pensionata aveva chiesto, il 19 settembre 2014, di poter vendere le azioni. La banca le aveva risposto, il 1. dicembre, di non poterle riacquistare, spiegando che per usare il fondo acquisto azioni proprie era diventato obbligatorio l’ok di Bce. A niente servono i successivi reclami, come la richiesta della documentazione contrattuale. L’anno scorso scatta la causa”. Che la pensionata vince, in quanto il giudice che Bpvi non abbia informato la cliente sui rischi dell’illiquidità delle azioni che le stava vendendo.